Capitolo Terzo
CREDO NELLO SPIRITO SANTO
IO CREDO IN DIO PADRE
198 La nostra professione di fede incomincia conDio, perché Dio è « il primo e l'ultimo » (Is 44,6), il principio ela fine di tutto. Il Credo incomincia con Dio Padre, perché il Padre èla prima Persona divina della Santissima Trinità. Il nostro Simbolo incominciacon la creazione del cielo e della terra, perché la creazione è l'inizio e ilfondamento di tutte le opere di Dio.
ARTICOLO 1
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE,
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»
199 « Io credo in Dio »: questa prima affermazionedella professione di fede è anche la più importante, quella fondamentale.Tutto il Simbolo parla di Dio, e, se parla anche dell'uomo e del mondo, lo fa inrapporto a Dio. Gli articoli del Credo dipendono tutti dal primo, così come icomandamenti sono l'esplicitazione del primo. Gli altri articoli ci fanno meglioconoscere Dio, quale si è rivelato progressivamente agli uomini. « Giustamentequindi i cristiani affermano per prima cosa di credere in Dio ». 244
200 Con queste parole incomincia il Simboloniceno-costantinopolitano. La confessione dell'unicità di Dio, che ha la suaradice nella rivelazione divina dell'Antica Alleanza, è inseparabile da quelladell'esistenza di Dio ed è altrettanto fondamentale. Dio è uno: non c'è cheun solo Dio: « La fede cristiana crede e professa un solo Dio, uno per natura,per sostanza e per essenza ». 245
201 A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato comel'Unico: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è unosolo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e contutte le forze » (Dt 6,4-5). Per mezzo dei profeti, Dio invita Israele etutte le nazioni a volgersi a lui, l'Unico: « Volgetevi a me e sarete salvi,paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n'è altri... davanti a mesi piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua. Si dirà: "Solonel Signore si trovano vittoria e potenza" » (Is 45,22-24).246
202 Gesù stesso conferma che Dio è « l'unico Signore» e che lo si deve amare con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta lamente, con tutte le forze. 247 Nello stesso tempo lascia capire cheegli pure è « il Signore ». 248 Confessare che « Gesù è Signore» è lo specifico della fede cristiana. Ciò non contrasta con la fede nel DioUno. Credere nello Spirito Santo « che è Signore e dà la vita » nonintroduce alcuna divisione nel Dio Uno:
« Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo: tre Persone, ma una sola essenza, sostanza, cioè natura assolutamente semplice ». 249
203 Dio si è rivelato a Israele, suo popolo, facendogliconoscere il suo nome. Il nome esprime l'essenza, l'identità della persona e ilsenso della sua vita. Dio ha un nome. Non è una forza anonima. Svelare ilproprio nome è farsi conoscere agli altri; in qualche modo è consegnare sestesso rendendosi accessibile, capace d'essere conosciuto più intimamente e diessere chiamato personalmente.
204 Dio si è rivelato al suo popolo progressivamente esotto diversi nomi; ma la rivelazione del nome divino fatta a Mosè nellateofania del roveto ardente, alle soglie dell'Esodo e dell'Alleanza del Sinai,si è mostrata come la rivelazione fondamentale per l'Antica e la NuovaAlleanza.
Il Dio vivente
205 Dio chiama Mosè dal mezzo di un roveto che bruciasenza consumarsi, e gli dice: « Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo,il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe » (Es 3,6). Dio è il Dio deipadri, colui che aveva chiamato e guidato i patriarchi nelle loroperegrinazioni. È il Dio fedele e compassionevole che si ricorda di loro edelle sue promesse; egli viene per liberare i loro discendenti dalla schiavitù.Egli è il Dio che, al di là dello spazio e del tempo, può questo e lo vuole eche, per questo disegno, metterà in atto la sua onnipotenza.
«Io sono colui che sono»
Mosè disse a Dio: « Ecco, io arrivo dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi". Ma mi diranno: "Come si chiama?". E io che cosa risponderò loro? ». Dio disse a Mosè: « Io sono colui che sono! ». Poi disse: « Dirai agli Israeliti: "Io-Sono" mi ha mandato a voi. [...] Questo è il mio nome per sempre: questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione » (Es 3,13-15).
206 Rivelando il suo nome misterioso di YHWH, « Io sonocolui che è » oppure « Io sono colui che sono » o anche « Io sono chi Iosono », Dio dice chi egli è e con quale nome lo si deve chiamare. Questo nomedivino è misterioso come Dio è mistero. E ad un tempo un nome rivelato e quasiil rifiuto di un nome; proprio per questo esprime, come meglio non si potrebbe,la realtà di Dio, infinitamente al di sopra di tutto ciò che possiamocomprendere o dire: egli è il « Dio nascosto» (Is 45,15), il suo nomeè ineffabile, 250 ed è il Dio che si fa vicino agli uomini.
207 Rivelando il suo nome, Dio rivela al tempo stesso lasua fedeltà che è da sempre e per sempre, valida per il passato (« Io sono ilDio dei tuoi padri », Es 3,6), come per l'avvenire (« Io sarò con te», Es 3,12). Dio che rivela il suo nome come « Io Sono » si rivelacome il Dio che è sempre là, presente accanto al suo popolo per salvarlo.
208 Di fronte alla presenza affascinante e misteriosa diDio, l'uomo scopre la propria piccolezza. Davanti al roveto ardente, Mosè sitoglie i sandali e si vela il viso 251 al cospetto della santitàdivina. Davanti alla gloria del Dio tre volte santo, Isaia esclama: « Ohimè!Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono » (Is 6,5).Davanti ai segni divini che Gesù compie, Pietro esclama: « Signore,allontanati da me che sono un peccatore » (Lc 5,8). Ma poiché Dio èsanto, può perdonare all'uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: « Nondarò sfogo all'ardore della mia ira, [...] perché sono Dio e non uomo, sono ilSanto in mezzo a te » (Os 11,9). Anche l'apostolo Giovanni dirà: «Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri.Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa » (1 Gv 3,19-20).
209 Il popolo d'Israele non pronuncia il nome di Dio, perrispetto alla sua santità. Nella lettura della Sacra Scrittura il nome rivelatoè sostituito con il titolo divino « Signore » (Adonai, in greco Kyrios).Con questo titolo si proclamerà la divinità di Gesù: « Gesù è il Signore».
«Dio di misericordia e di pietà»
210 Dopo il peccato di Israele, che si è allontanato daDio per adorare il vitello d'oro, 252 Dio ascolta l'intercessione diMosè ed acconsente a camminare in mezzo ad un popolo infedele, manifestando intal modo il suo amore. 253 A Mosè che chiede di vedere la suagloria, Dio risponde: « Farò passare davanti a te tutto il mio splendore eproclamerò il mio nome: Signore [YHWH], davanti a te » (Es 33,18-19). Eil Signore passa davanti a Mosè e proclama: « Il Signore, il Signore [YHWH,YHWH], Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e difedeltà » (Es 34,6). Mosè allora confessa che il Signore è un Dio cheperdona. 254
211 Il nome divino « Io Sono » o « Egli E » esprimela fedeltà di Dio il quale, malgrado l'infedeltà degli uomini e il castigo cheil loro peccato merita, « conserva il suo favore per mille generazioni » (Es34,7). Dio rivela di essere « ricco di misericordia » (Ef 2,4)arrivando a dare il suo Figlio. Gesù, donando la vita per liberarci dalpeccato, rivelerà che anch'egli porta il nome divino: « Quando avreteinnalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che "Io Sono" » (Gv 8,28).
Dio solo è
212 Lungo i secoli, la fede d'Israele ha potutosviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del nomedivino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei. 255 Eglitrascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra: « Essiperiranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste [...] ma tu resti lostesso e i tuoi anni non hanno fine » (Sal 102,27-28). In lui « nonc'è variazione né ombra di cambiamento » (Gc 1,17). Egli è « coluiche è » da sempre e per sempre, e perciò resta sempre fedele a se stesso edalle sue promesse.
213 La rivelazione del nome ineffabile: « Io sono coluiche sono » contiene dunque la verità che Dio solo È. In questo senso già latraduzione dei Settanta e, sulla sua scia, la Tradizione della Chiesa hannointeso il nome divino: Dio è la pienezza dell'Essere e di ogni perfezione,senza origine e senza fine. Mentre tutte le creature hanno ricevuto da lui tuttociò che sono e che hanno, egli solo è il suo stesso essere ed è da se stessotutto ciò che è.
III. Dio, «colui che è», èverità e amore
214 Dio, « colui che è », si è rivelato a Israelecome colui che è « ricco di grazia e di fedeltà » (Es 34,6). Questidue termini esprimono in modo sintetico le ricchezze del nome divino. In tuttele sue opere Dio mostra la sua benevolenza, la sua bontà, la sua grazia, il suoamore; ma anche la sua affidabilità, la sua costanza, la sua fedeltà, la suaverità. « Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia» (Sal 138,2). 256 Egli è la verità, perché « Dio è lucee in lui non ci sono tenebre » (1 Gv 1,5); egli è « amore », comeinsegna l'apostolo Giovanni (1 Gv 4,8).
Dio è verità
215 « La verità è principio della tua parola, restaper sempre ogni sentenza della tua giustizia » (Sal 119,160). « Ora,Signore, tu sei Dio, e le tue parole sono verità » (2 Sam 7,28); perquesto le promesse di Dio si realizzano sempre. 257 Dio è la stessaverità, le sue parole non possono ingannare. Proprio per questo ci si puòaffidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà della sua parola in ognicosa. L'origine del peccato e della caduta dell'uomo fu una menzogna deltentatore, che indusse a dubitare della parola di Dio, della sua bontà e dellasua fedeltà.
216 La verità di Dio è la sua sapienza che regge tuttol'ordine della creazione e del governo del mondo. 258 Dio che, dasolo, ha creato il cielo e la terra, 259 può donare, egli solo, lavera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui. 260
217 Dio è veritiero anche quando rivela se stesso: « uninsegnamento fedele » è « sulla sua bocca » (Ml 2,6). Quando manderàil suo Figlio « nel mondo », sarà « per rendere testimonianza alla verità»(Gv 18,37): « Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha datol'intelligenza per conoscere il vero Dio » (1 Gv 5,20). 261
Dio è amore
218 Israele, nel corso della sua storia, ha potutoscoprire che uno solo era il motivo per cui Dio gli si era rivelato e lo avevascelto fra tutti i popoli perché gli appartenesse: il suo amore gratuito.262 Ed Israele, per mezzo dei profeti, ha compreso che, ancora per amore,Dio non ha mai cessato di salvarlo 263 e di perdonargli la suainfedeltà e i suoi peccati. 264
219 L'amore di Dio per Israele è paragonato all'amore diun padre per il proprio figlio. 265 È un amore più forte dell'amoredi una madre per i suoi bambini. 266 Dio ama il suo popolo più diquanto uno sposo ami la propria sposa; 267 questo amore vinceràanche le più gravi infedeltà; 268 arriverà fino al dono piùprezioso: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito » (Gv3,16).
220 L'amore di Dio è « eterno » (Is 54,8): «Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe date il mio affetto » (Is 54,10). « Ti ho amato di un amore eterno, perquesto ti conservo ancora pietà » (Ger 31,3).
221 Ma san Giovanni si spingerà oltre affermando: « Dioè amore » (1 Gv 4,8.16): l'Essere stesso di Dio è amore. Mandando,nella pienezza dei tempi, il suo Figlio unigenito e lo Spirito d'amore, Diorivela il suo segreto più intimo: 269 è lui stesso eterno scambiod'amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, e ci ha destinati ad esserne partecipi.
IV. Conseguenze della fedein un solo Dio
222 Credere in Dio, l'Unico, ed amarlo con tutto ilproprio essere comporta per tutta la nostra vita enormi conseguenze:
223 Conoscere la grandezza e la maestà di Dio: «Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo » (Gb 36,26). Proprioper questo Dio deve essere « servito per primo ». 270
224 Vivere in rendimento di grazie: se Dio èl'Unico, tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da lui: « Che cosamai possiedi che tu non abbia ricevuto? » (1 Cor 4,7). « Che cosarenderò al Signore per quanto mi ha dato? » (Sal 116,12).
225 Conoscere l'unità e la vera dignità di tutti gliuomini: tutti sono fatti « a immagine e somiglianza di Dio » (Gn 1,26).
226 Usare rettamente le cose create: la fedenell'unico Dio ci conduce ad usare tutto ciò che non è lui nella misura in cuici avvicina a lui, e a staccarcene nella misura in cui da lui ci allontana.271
« Mio Signore e mio Dio, togli da me quanto mi allontana da te.
Mio Signore e mio Dio, dammi tutto ciò che mi conduce a te.
Mio Signore e mio Dio, toglimi a me e dammi tutto a te ». 272
227 Fidarsi di Dio in ogni circostanza, anchenelle avversità. Una preghiera di santa Teresa di Gesù esprime ciòmirabilmente:
« Niente ti turbi niente ti spaventi.
Tutto passa Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto.
Chi ha Dio non manca di nulla.
Dio solo basta ». 273
228 « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio,il Signore è uno solo... » (Dt 6,4; Mc 12,29). « L'Esseresupremo deve necessariamente essere unico, cioè senza eguali. [...] SeDio non è unico, non è Dio ». 274
229 La fede in Dio ci conduce a volgerci a lui solocome alla nostra prima origine e al nostro ultimo fine, e a non anteporre osostituire nulla a lui.
230 Dio, mentre si rivela, rimane un misteroineffabile: « Se lo comprendessi, non sarebbe Dio ». 275
231 Il Dio della nostra fede si è rivelato come coluiche è; si è fatto conoscere come « ricco di grazia e di misericordia» (Es 34,6). Il suo Essere stesso è verità e amore.
(244) Catechismo Romano, 1, 2, 6: ed. P.Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 23.
(245) Catechismo Romano, 1, 2, 8: ed. P.Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 26.
(246) Cf Fil 2,10-11.
(247) Cf Mc 12,29-30.
(248) Cf Mc 12,35-37.
(249) Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fidecatholica: DS 800.
(250) Cf Gdc 13,18.
(251) Cf Es 3,5-6.
(252) Cf Es 32.
(253) Cf Es 33,12-17.
(254) Cf Es 34,9.
(255) Cf Is 44,6.
(256) Cf Sal 85,11.
(257) Cf Dt 7,9.
(258) Cf Sap 13,1-9.
(259) Cf Sal 115,15.
(260) Cf Sap 7,17-21.
(261) Cf Gv 17,3.
(262) Cf Dt 4,37; 7,8; 10,15.
(263) Cf Is 43,1-7.
(264) Cf Os 2.
(265) Cf Os 11,1.
(266) Cf Is 49,14-15.
(267) Cf Is 62,4-5.
(268) Cf Ez 16; Os 11.
(269) Cf 1 Cor 2,7-16; Ef 3,9-12.
(270) Santa Giovanna d'Arco, Dictum: Procèsde condamnation, ed. P. Tisset-Y. Lanhers, v. 1 (Paris 1960) p. 280 et 288.
(271) Cf Mt 5,29-30; 16,24; 19,23-24.
(272) San Nicolao di Flüe, Bruder-Klausen-Gebet,in R. Amschwand, Bruder Klaus. Ergänzungsband zum Quellenwerk von R.Durrer (Sarnen 1987) p. 215.
(273) Santa Teresa di Gesù, Poesía, 9: BibliotecaMística Carmelitana, v. 6 (Burgos 1919) p. 90.
(274) Tertulliano, Adversus Marcionem, 1,3, 5: CCL 1, 444 (PL 2, 274).
(275) Sant'Agostino, Sermo, 52, 6, 16: ed.P. Verbraken: Revue Bénédictine 74 (1964) 27 (PL 38, 360).
I. «Nel nome del Padre e del Figlio e dello SpiritoSanto»
232 I cristiani vengono battezzati « nel nome delPadre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). Primarispondono: « Credo » alla triplice domanda con cui ad essi si chiede diconfessare la loro fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito: « Fides omniumchristianorum in Trinitate consistit – La fede di tutti i cristiani si fondasulla Trinità ». 276
233 I cristiani sono battezzati « nel nome » – e non« nei nomi » – del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; 277infatti non vi è che un solo Dio, il Padre onnipotente e il Figlio suounigenito e lo Spirito Santo: la Santissima Trinità.
234 Il mistero della Santissima Trinità è il misterocentrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso.È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che liillumina. È l'insegnamento fondamentale ed essenziale nella « gerarchia delleverità » di fede. 278 «Tutta la storia della salvezza è la storiadel rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il qualericoncilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato ». 279
235 In questo paragrafo, si esporrà in breve in qualmodo è stato rivelato il mistero della Beata Trinità (I), come la Chiesa haformulato la dottrina della fede in questo mistero (II), e infine, come,attraverso le missioni divine del Figlio e dello Spirito Santo, Dio Padrerealizza il suo « benevolo disegno » di creazione, redenzione e santificazione(III).
236 I Padri della Chiesa fanno una distinzione tra la 1,@8@(\"e l'?Æi@<@µ\",designando con il primo termine il mistero della vita intima del Dio-Trinità, econ il secondo tutte le opere di Dio, con le quali egli si rivela e comunica lasua vita. Attraverso l'Economia ci è rivelata la Teologia; ma,inversamente, è la Teologia che illumina tutta l'Economia. Leopere di Dio rivelano chi egli è in se stesso; e, inversamente, il mistero delsuo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue opere. Avviene così,analogicamente, tra le persone umane. La persona si mostra attraverso le sueazioni, e, quanto più conosciamo una persona, tanto più comprendiamo le sueazioni.
237 La Trinità è un mistero della fede in sensostretto, uno dei « misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciutise non sono divinamente rivelati ». 280 Indubbiamente Dio halasciato tracce del suo essere trinitario nell'opera della creazione e nella suarivelazione lungo il corso dell'Antico Testamento. Ma l'intimità del suo Esserecome Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, comepure alla fede d'Israele, prima dell'incarnazione del Figlio di Dio e dell'inviodello Spirito Santo.
II. La rivelazione di Dio come Trinità
Il Padre rivelato dal Figlio
238 In molte religioni Dio viene invocato come « Padre». Spesso la divinità è considerata come « padre degli dèi e degli uomini». Presso Israele, Dio è chiamato Padre in quanto Creatore del mondo. 281Ancor più Dio è Padre in forza dell'Alleanza e del dono della Legge fatto aIsraele, suo « figlio primogenito » (Es 4,22). È anche chiamato Padredel re d'Israele. 282 In modo particolarissimo egli è « il Padredei poveri », dell'orfano, della vedova, che sono sotto la sua protezioneamorosa. 283
239 Chiamando Dio con il nome di « Padre », illinguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origineprimaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà esollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Diopuò anche essere espressa con l'immagine della maternità, 284 cheindica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura.Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza umana dei genitori che,in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Taleesperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare esfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciòricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomoné donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane,285 pur essendone l'origine e il modello: 286 nessuno è padrequanto Dio.
240 Gesù ha rivelato che Dio è « Padre » in un sensoinaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre inrelazione al Figlio suo unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non inrelazione al Padre suo: « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessunoconosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11,27).
241 Per questo gli Apostoli confessano Gesù come « ilVerbo » che « in principio [...] era presso Dio e il Verbo era Dio » (Gv 1,1),come colui che « è immagine del Dio invisibile » (Col 1,15) e «irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza » (Eb 1,3).
242 Sulla loro scia, seguendo la Tradizione apostolica,la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che ilFiglio è « consostanziale al Padre », 287 cioè un solo Dio conlui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a Costantinopoli nel 381, haconservato tale espressione nella sua formulazione del Credo di Nicea ed haconfessato « il Figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti isecoli, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessasostanza del Padre ». 288
Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito
243 Prima della sua pasqua, Gesù annunzia l'invio di un« altro Paraclito » (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera findalla creazione, 289 che già aveva « parlato per mezzo deiprofeti»,290 dimorerà presso i discepoli e sarà in loro, 291per insegnare loro ogni cosa 292 e guidarli « alla verità tuttaintera » (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato comeun'altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.
244 L'origine eterna dello Spirito si rivela nella suamissione nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli e alla Chiesa siadal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in persona, dopo il suo ritorno alPadre. 293 L'invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazionedi Gesù 294 rivela in pienezza il mistero della Santissima Trinità.
245 La fede apostolica riguardante lo Spirito è stataconfessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a Costantinopoli: crediamo «nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre ».295 Così la Chiesa riconosce il Padre come « la fonte e l'origine ditutta la divinità ». 296 L'origine eterna dello Spirito Santo nonè tuttavia senza legame con quella del Figlio: « Lo Spirito Santo, che è laterza Persona della Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, dellastessa sostanza e anche della stessa natura. [...] Tuttavia, non si dice cheegli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito delPadre e del Figlio ». 297 Il Credo del Concilio di Costantinopolidella Chiesa confessa: « Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato ».298
246 La tradizione latina del Credo confessa che loSpirito « procede dal Padre e dal Figlio [Filioque] ». IlConcilio di Firenze, nel 1439, esplicita: « Lo Spirito Santo ha la sua essenzae il suo essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal Figlio e [...] procedeeternamente dall'uno e dall'altro come da un solo principio e per una solaspirazione [...]. E poiché tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo hadonato al suo unico Figlio generandolo, ad eccezione del suo essere Padre, anchequesto procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio, lo ricevedall'eternità dal suo Padre che ha generato il Figlio stesso ». 299
247 L'affermazione del Filioque mancava nelSimbolo confessato a Costantinopoli nel 381. Ma, sulla base di un'anticatradizione latina e alessandrina, il Papa san Leone l'aveva già dogmaticamenteconfessata nel 447, 300 prima che Roma conoscesse e ricevesse, nel451, durante il Concilio di Calcedonia, il Simbolo del 381. L'uso di questaformula nel Credo è entrato a poco a poco nella liturgia latina (tra i secoliVIII e XI). L'introduzione della parola Filioque nel Simboloniceno-costantinopolitano da parte della liturgia latina costituisce tuttavia,ancora oggi, un punto di divergenza con le Chiese ortodosse.
248 La tradizione orientale mette innanzi tutto inrilievo che il Padre, in rapporto allo Spirito, è l'origine prima. Confessandoche lo Spirito « procede dal Padre » (Gv 15,26), afferma che lo Spiritoprocede dal Padre attraverso il Figlio. 301 Latradizione occidentale dà maggior risalto alla comunione consostanziale tra ilPadre e il Figlio affermando che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio(Filioque). Lo dice « lecitamente e ragionevolmente »; 302 infattil'ordine eterno delle Persone divine nella loro comunione consostanziale implicache il Padre sia l'origine prima dello Spirito in quanto « principio senzaprincipio », 303 ma pure che, in quanto Padre del Figlio unigenito,egli con lui sia « l'unico principio dal quale procede lo Spirito Santo ».304 Questa legittima complementarità, se non viene inasprita, nonscalfisce l'identità della fede nella realtà del medesimo mistero confessato.
III. LaSantissima Trinità nella dottrina della fede
La formazione del dogma trinitario
249 La verità rivelata della Santissima Trinità èstata, fin dalle origini, alla radice della fede vivente della Chiesa,principalmente per mezzo del Battesimo. Trova la sua espressione nella regoladella fede battesimale, formulata nella predicazione, nella catechesi e nellapreghiera della Chiesa. Simili formulazioni compaiono già negli scrittiapostolici, come ad esempio questo saluto, ripreso nella liturgia eucaristica:« La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione delloSpirito Santo siano con tutti voi » (2 Cor 13,13). 305
250 Nel corso dei primi secoli, la Chiesa ha cercato diformulare in maniera più esplicita la sua fede trinitaria, sia per approfondirela propria intelligenza della fede, sia per difenderla contro errori che laalteravano. Fu questa l'opera degli antichi Concili, aiutati dalla ricercateologica dei Padri della Chiesa e sostenuti dal senso della fede del popolocristiano.
251 Per la formulazione del dogma della Trinità, laChiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo a nozioni diorigine filosofica: « sostanza », « persona » o « ipostasi », « relazione», ecc. Così facendo, non ha sottoposto la fede ad una sapienza umana, ma hadato un significato nuovo, insolito a questi termini assunti ora a significareanche un mistero inesprimibile, « infinitamente al di là di tutto ciò chepossiamo concepire a misura d'uomo ». 306
252 La Chiesa adopera il termine « sostanza » (resotalvolta anche con « essenza » o « natura ») per designare l'Essere divinonella sua unità, il termine « persona » o « ipostasi » per designare ilPadre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale distinzione reciproca, iltermine « relazione » per designare il fatto che la distinzione tra le Personedivine sta nel riferimento delle une alle altre.
Il dogma della Santissima Trinità
253 La Trinità è Una. Noi non confessiamo tredèi, ma un Dio solo in tre Persone: « la Trinità consostanziale ». 307Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Diotutto intero: « Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciòche è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioèun unico Dio quanto alla natura ». 308 « Ognuna delle tre Personeè quella realtà, cioè la sostanza, l'essenza o la natura divina ». 309
254 Le Persone divine sono realmente distinte tra loro.« Dio è unico ma non solitario ». 310 «Padre», «Figlio» e«Spirito Santo» non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell'Esseredivino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: « Il Figlio non è ilPadre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio». 311 Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: «È il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede». 312 L'Unità divina è Trina.
255 Le Persone divine sono relative le une alle altre.La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l'unitàdivina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento leune alle altre: « Nei nomi relativi delle Persone, il Padre è riferito alFiglio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando siparla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia inuna sola natura o sostanza ». 313 Infatti « tutto è una cosa solain loro, dove non si opponga la relazione ». 314 « Per questaunità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tuttonel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tuttonel Figlio ». 315
256 Ai catecumeni di Costantinopoli san GregorioNazianzeno, detto anche « il Teologo », consegna questa sintesi della fedetrinitaria:
« Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell'acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa [...]. Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero [...]. Dio le tre Persone considerate insieme [...]. Ho appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia... ». 316
IV. Le operazioni divine e le missioni trinitarie
257 « O lux, beata Trinitas et principalis Unitas – Oluce, Trinità beata e originaria Unità! ». 317 Dio è eternabeatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è amore: Padre, Figlio eSpirito Santo. Dio liberamente vuole comunicare la gloria della sua vita beata.Tale è il disegno della « sua benevolenza » (Ef 1,9), disegno che haconcepito prima della creazione del mondo nel suo Figlio diletto, «predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo » (Ef1,5), cioè « ad essere conformi all'immagine del Figlio suo » (Rm 8,29),in forza dello « Spirito da figli adottivi » (Rm 8,15). Questo progettoè una « grazia che ci è stata data... fin dall'eternità » (2 Tm 1,9)e che ha come sorgente l'amore trinitario. Si dispiega nell'opera dellacreazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione delFiglio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della Chiesa.318
258 Tutta l'Economia divina è l'opera comune delle trePersone divine. Infatti, la Trinità, come ha una sola e medesima natura, cosìha una sola e medesima operazione. 319 « Il Padre, il Figlio e loSpirito Santo non sono tre principi della creazione, ma un solo principio ».320 Tuttavia, ogni Persona divina compie l'operazione comune secondo lasua personale proprietà. Così la Chiesa rifacendosi al Nuovo Testamento321 professa: « Uno infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose;uno il Signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è loSpirito Santo, nel quale sono tutte le cose ». 322 Le missionidivine dell'incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo sono quelleche particolarmente manifestano le proprietà delle Persone divine.
259 Tutta l'economia divina, opera comune e insiemepersonale, fa conoscere tanto la proprietà delle Persone divine, quanto la lorounica natura. Parimenti, tutta la vita cristiana è comunione con ognuna dellePersone divine, senza in alcun modo separarle. Chi rende gloria al Padre lo faper il Figlio nello Spirito Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre loattira 323 e perché lo Spirito lo guida. 324
260 Il fine ultimo dell'intera economia divina è chetutte le creature entrino nell'unità perfetta della Beatissima Trinità.325 Ma fin d'ora siamo chiamati ad essere abitati dalla SantissimaTrinità. Dice infatti il Signore: « Se uno mi ama, osserverà la mia parola eil Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui »(Gv 14,23):
« O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena come se la mia anima fosse già nell'eternità; nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice ». 326
261 Il mistero della Santissima Trinità è il misterocentrale della fede e della vita cristiana. Soltanto Dio può darcene laconoscenza rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo.
262 L'incarnazione del Figlio di Dio rivela che Dio èil Padre eterno e che il Figlio è consostanziale al Padre, cioè che in lui econ lui è lo stesso unico Dio.
263 La missione dello Spirito Santo, che il Padremanda nel nome del Figlio 327 e che il Figlio manda « dalPadre » (Gv 15,26), rivela che egli è con loro lo stesso unicoDio. « Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato ».328
264 « Lo Spirito Santo procede, primariamente, dalPadre e, per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio, procede dal Padre edal Figlio in comunione ». 329
265 Attraverso la grazia del Battesimo « nelnome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19), siamochiamati ad aver parte alla vita della Beata Trinità, quaggiù nell'oscuritàdella fede, e, oltre la morte, nella luce eterna. 330
266 « La fede cattolica consiste nel venerare un Diosolo nella Trinità, e la Trinità nell'Unità, senza confusione di Persone néseparazione della sostanza: altra infatti è la Persona del Padre, altra quelladel Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padree del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà». 331
267 Inseparabili nella loro sostanza, le Personedivine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma nell'unica operazionedivina ogni Persona manifesta ciò che le è proprio nella Trinità, soprattuttonelle missioni divine dell'incarnazione del Figlio e del dono dello SpiritoSanto.
(276) San Cesario d'Arles, Expositio veltraditio Symboli (sermo 9): CCL 103, 47.
(277) Cf Papa Vigilio, Professione di fede(552): DS 415.
(278) Cf Congregazione per il Clero, Direttoriocatechistico generale, 43: AAS 64 (1972) 123.
(279) Congregazione per il Clero, Direttoriocatechistico generale, 47: AAS 64 (1972) 125.
(280) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, c. 4: DS 3015.
(281) Cf Dt 32,6; Ml 2,10.
(282) Cf 2 Sam 7,14.
(283) Cf Sal 68,6.
(284) Cf Is 66,13; Sal 131,2.
(285) Cf Sal 27,10.
(286) Cf Ef 3,14-15; Is 49,15.
(287) Simbolo di Nicea: DS 125.
(288) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(289) Cf Gn 1,2.
(290) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(291) Cf Gv 14,17.
(292) Cf Gv 14,26.
(293) Cf Gv 14,26; 15,26; 16,14.
(294) Cf Gv 7,39.
(295) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(296) Concilio di Toledo VI (anno 638), DeTrinitate et de Filio Dei Redemptore incarnato: DS 490.
(297) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:DS 527.
(298) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(299) Concilio di Firenze, Decretum proGraecis: DS 1300-1301.
(300) Cf San Leone Magno, Lettera Quamlaudabiliter: DS 284.
(301) Cf Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes,2: AAS 58 (1966) 948.
(302) Concilio di Firenze, Decretum proGraecis (anno 1439): DS 1302.
(303) Concilio di Firenze, Decretum proIacobitis (anno 1442): DS 1331.
(304) Concilio di Lione II, Constitutio deSumma Trinitate et fide catholica (1274): DS 850.
(305) Cf 1 Cor 12,4-6; Ef 4,4-6.
(306) Paolo VI, Credo del popolo di Dio,9: AAS 60 (1968) 437.
(307) Concilio di Costantinopoli II (anno 553), Anathematismide tribus Capitulis, 1: DS 421.
(308) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:DS 530.
(309) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap.2, De errore abbatis Ioachim: DS 804.
(310) Fides Damasi: DS 71.
(311) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:DS 530.
(312) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap.2, De errore abbatis Ioachim: DS 804.
(313) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:DS 528.
(314) Concilio di Firenze, Decretum proIacobitis (anno 1442): DS 1330.
(315) Concilio di Firenze, Decretum proIacobitis (1442): DS 1331.
(316) San Gregorio Nazianzeno, Oratio, 40,41: SC 358, 292-294 (PG 36, 417).
(317) Inno ai Secondi Vespri della Domenica,Settimane 2 e 4: Liturgia Horarum, editio typica altera, v. 3 (LibreriaEditrice Vaticana 1986) p. 736 e 997; v. 4 (Libreria Editrice Vaticana 1987) p.686 e 947.
(318) Cf Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes,2-9: AAS 58 (1966) 948-958.
(319) Cf Concilio di Costantinopoli II (anno553), Anathematismi de tribus Capitulis, 1: DS 421.
(320) Concilio di Firenze, Decretum proIacobitis (1442): DS 1331.
(321) Cf 1 Cor 8,6.
(322) Concilio di Costantinopoli II (anno 553), Anathematismide tribus Capitulis, 1: DS 421.
(323) Cf Gv 6,44.
(324) Cf Rm 8,14.
(325) Cf Gv 17,21-23.
(326) Beata Elisabetta della Trinità, Élévationà la Trinité: Ecrits spirituels, 50, ed. M.M. Philipon (Parigi 1949) p.80.
(327) Cf Gv 14,26.
(328) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(329) Sant'Agostino, De Trinitate, 15, 26,47: CCL 50A, 529 (PL 42, 1095).
(330) Paolo VI, Credo del popolo di Dio,9: AAS 60 (1968) 436.
(331) Simbolo « Quicumque »: DS 75.
Paragrafo 3
ONNIPOTENTE
268 Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo si nomina soltantol'onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita.Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tuttoha creato, 332 tutto governa e tutto può; amante, perché Dioè nostro Padre; 333 misteriosa, perché soltanto la fede puòriconoscere allorché « si manifesta nella debolezza » (2 Cor 12,9).334
«Egli opera tutto ciò che vuole» (Sal 115,3)
269 Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universaledi Dio. Egli è detto « il Potente di Giacobbe » (Gn 49,24; Is 1,24e altrove), « il Signore degli eserciti », « il Forte, il Potente » (Sal 24,8-10).Se Dio è onnipotente « in cielo e sulla terra » (Sal 135,6), èperché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile 335 edispone della sua opera come gli piace; 336 egli è il Signoredell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui interamentesottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guidagli avvenimenti secondo il suo beneplacito. 337 « Prevalere con laforza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio? » (Sap11,21).
« Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi » (Sap 11,23)
270 Dio è Padre onnipotente. La sua paternità e la suapotenza si illuminano a vicenda. Infatti, egli mostra la sua onnipotenza paternaattraverso il modo con cui si prende cura dei nostri bisogni; 338attraverso l'adozione filiale che ci dona (« Sarò per voi come un padre, e voimi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente »: 2 Cor 6,18);infine attraverso la sua infinita misericordia, dal momento che egli manifestaal massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati.
271 L'onnipotenza divina non è affatto arbitraria: « In Dio lapotenza e l'essenza, la volontà e l'intelligenza, la sapienza e la giustiziasono una sola ed identica cosa, di modo che nulla può esserci nella potenzadivina che non possa essere nella giusta volontà di Dio o nella sua sapienteintelligenza». 339
Il mistero dell'apparente impotenza di Dio
272 La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla provadall'esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assenteed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misteriosola sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella risurrezione delFiglio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male. Cristo crocifisso è quindi «potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è piùsapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1,25). Nella risurrezione e nella esaltazione di Cristo ilPadre ha dispiegato « l'efficacia della sua forza » e ha manifestato « lastraordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti » (Ef 1,19-22).
273 Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell'onnipotenzadi Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su disé la potenza di Cristo. 340 Di questa fede il supremo modello è laVergine Maria: ella ha creduto che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37)e ha potuto magnificare il Signore: « Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotentee santo è il suo nome » (Lc 1,49).
274 « La ferma persuasione dell'onnipotenza divina vale più di ognialtra cosa a corroborare in noi il doveroso sentimento della fede e dellasperanza. La nostra ragione, conquistata dall'idea della divina onnipotenza,assentirà, senza più dubitare, a qualunque cosa sia necessario credere, perquanto possa essere grande e meravigliosa o superiore alle leggi e all'ordinedella natura. Anzi, quanto più sublimi saranno le verità da Dio rivelate,tanto più agevolmente riterrà di dovervi assentire ». 341
275 Con Giobbe, il giusto, noi confessiamo: « Comprendo chepuoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te » (Gb 42,2).
276 Fedele alla testimonianza della Scrittura, la Chiesa rivolgespesso la sua preghiera al « Dio onnipotente ed eterno » («Omnipotens sempiterne Deus... »), credendo fermamente che « nulla èimpossibile a Dio » (Lc 1,37). 342
277 Dio manifesta la sua onnipotenza convertendoci dai nostripeccati e ristabilendoci nella sua amicizia con la grazia (« Deus, quiomnipotentiam tuam parcendo maxime et miserando manifestas... – O Dio, cheriveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono...»).343
278 Senza credere che l'amore di Dio è onnipotente, come credereche il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci, lo Spirito Santosantificarci?
(332) Cf Gn 1,1; Gv 1,3.
(333) Cf Mt 6,9.
(334) Cf 1 Cor 1,18.
(335) Cf Ger 32,17; Lc 1,37.
(336) Cf Ger 27,5.
(337) Cf Est 4,17c; Prv 21,1; Tb13,2.
(338) Cf Mt 6,32.
(339) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,I, q. 25, a. 5, ad 1: Ed. Leon. 4, 297.
(340) Cf 2 Cor 12,9; Fil 4,13.
(341) Catechismo Romano, 1, 2, 13: ed. P.Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona) p. 31.
(342) Cf Gn 18,14; Mt 19,26.
(343) Domenica XXVI del tempo ordinario,Colletta: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 272.
Paragrafo 4
CREATORE
279 « In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gn 1,1). Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. IlSimbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come «Creatore del cielo e della terra », 344 « di tutte le cose visibilie invisibili ». 345 Parleremo perciò innanzi tutto del Creatore,poi della sua creazione, infine della caduta a causa del peccato, da cui GesùCristo, il Figlio di Dio, è venuto a risollevarci.
280 La creazione è il fondamento di « tutti iprogetti salvifici di Dio », « l'inizio della storia della salvezza »,346 che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la lucedecisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, « inprincipio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1): dalle origini, Diopensava alla gloria della nuova creazione in Cristo. 347
281 Per questo le letture della Veglia pasquale,celebrazione della nuova creazione in Cristo, iniziano con il racconto dellacreazione; parimenti, nella liturgia bizantina, il racconto della creazione èsempre la prima lettura delle vigilie delle grandi feste del Signore. Secondo latestimonianza degli antichi, l'istruzione dei catecumeni per il Battesimo seguelo stesso itinerario. 348
I. La catechesi sulla creazione
282 La catechesi sulla creazione è di capitaleimportanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infattiesplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali chegli uomini di ogni tempo si sono posti: « Da dove veniamo? », « Dove andiamo?», « Qual è la nostra origine? », « Quale il nostro fine? », « Da doveviene e dove va tutto ciò che esiste? ». Le due questioni, quella dell'originee quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso el'orientamento della nostra vita e del nostro agire.
283 La questione delle origini del mondo e dell'uomo èoggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamentearricchito le nostre conoscenze sull'età e le dimensioni del cosmo, suldivenire delle forme viventi, sull'apparizione dell'uomo. Tali scoperte ciinvitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e aringraziarlo per tutte le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fadono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: « Eglimi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere lastruttura del mondo e la forza degli elementi [...]; perché mi ha istruito laSapienza, artefice di tutte le cose » (Sap 7,17-21).
284 Il grande interesse di cui sono oggetto questericerche è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, cheoltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto disapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparsol'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: secioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima,oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se ilmondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da doveviene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso?
285 Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa aconfronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini.Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi mitiriguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che ilmondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo);altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, scaturisceda questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenzadi due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuoconflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo(almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, equindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo siastato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto,l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine non ammettono alcunaorigine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materiache sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi dispiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l'universalità del problemadelle origini. Questa ricerca è propria dell'uomo.
286 Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovareuna risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere concertezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla lucedella ragione umana, 349 anche se questa conoscenza spesso èoffuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a farluce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: « Per fedesappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose nonvisibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3).
287 La verità della creazione è tanto importante perl'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suopopolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là dellaconoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore, 350 Dio haprogressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che hascelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendoIsraele, l'ha creato e formato, 351 si rivela come colui al qualeappartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo,« ha fatto cielo e terra » (Sal 115,15; 124,8; 134,3).
288 La rivelazione della creazione è, così,inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'unicoDio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso taleAlleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente diDio. 352 E poi la verità della creazione si esprime con una forzacrescente nel messaggio dei profeti, 353 nella preghiera dei Salmi354 e della liturgia, nella riflessione della sapienza355 delpopolo eletto.
289 Tra tutte le parole della Sacra Scrittura sullacreazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi.Dal punto di vista letterario questi testi possono avere fonti diverse. Gliautori ispirati li hanno collocati all'inizio della Scrittura in modo cheesprimano, con il loro linguaggio solenne, le verità della creazione, della suaorigine e del suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, dellavocazione dell'uomo, infine del dramma del peccato e della speranza dellasalvezza. Lette alla luce di Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e dellaTradizione vivente della Chiesa, queste parole restano la fonte principale perla catechesi dei misteri delle « origini »: creazione, caduta, promessa dellasalvezza.
II. La creazione - opera della Santissima Trinità
290 « In principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: ilDio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo èCreatore (il verbo « creare » – in ebraico bara – ha sempre comesoggetto Dio). La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula « ilcielo e la terra ») dipende da colui che le dà l'essere.
291 « In principio era il Verbo [...] e il Verbo eraDio. [...] Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è statofatto » (Gv 1,1-3). Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tuttoper mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo diletto. « Per mezzo di lui sonostate create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra [...]. Tuttele cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima ditutte le cose e tutte in lui sussistono » (Col 1,16-17). La fede dellaChiesa afferma pure l'azione creatrice dello Spirito Santo: egli è colui che «dà la vita », 356 lo « Spirito Creatore » (« Veni, CreatorSpiritus »), la « sorgente di ogni bene ». 357
292 Lasciata intravvedere nell'Antico Testamento,358 rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e delloSpirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermatadalla regola di fede della Chiesa: « Non esiste che un solo Dio [...]: egli èil Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa dase stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza »; 359 « ilFiglio e lo Spirito » sono come « le sue mani ». 360 La creazioneè opera comune della Santissima Trinità.
III. «Il mondo è stato creato per la gloria di Dio»
293 È una verità fondamentale che la Scrittura e laTradizione costantemente insegnano e celebrano: « Il mondo è stato creato perla gloria di Dio ». 361 Dio ha creato tutte le cose, spiega sanBonaventura, « non [...] propter gloriam augendam, sed propter gloriammanifestandam et propter gloriam suam communicandam – non per accrescere lapropria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla ». 362 InfattiDio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: «Aperta enim manu clave amoris, creaturæ prodierunt – Aperta la mano dallachiave dell'amore, le creature vennero alla luce ». 363 E ilConcilio Vaticano I spiega:
« Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, dall'inizio dei tempi, creato insieme dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale e la corporale ». 364
294 La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazionee la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è statocreato. Ci ha predestinati « a essere suoi figli adottivi per opera di GesùCristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria dellasua grazia » (Ef 1,5-6). « Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente ela vita dell'uomo è la visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraversola creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quantopiù la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro chevedono Dio ». 365 Il fine ultimo della creazione è che Dio, « chedi tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti" (1 Cor15,28), procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità ».366
IV. Il mistero della creazione
Dio crea con sapienza e amore
295 Noi crediamo che il mondo è stato creato da Diosecondo la sua sapienza. 367 Non è il prodotto di una qualsivoglianecessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo traeorigine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare lecreature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: « Tu hai creatotutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono » (Ap 4,11).« Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza » (Sal104,24). « Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande sututte le creature » (Sal 145,9).
Dio crea «dal nulla»
296 Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno dinulla di preesistente né di alcun aiuto. 368 La creazione non èneppure una emanazione necessaria della sostanza divina. 369 Dio crealiberamente « dal nulla »: 370
« Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole ». 371
297 La fede nella creazione « dal nulla » è attestatanella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madredei sette figli li incoraggia al martirio:
« Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. [...] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano » (2 Mac 7,22-23.28).
298 Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, peropera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell'anima, creando inessi un cuore puro, 372 e ai defunti, con la risurrezione, la vitadel corpo, egli « che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose cheancora non esistono » (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola,ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre, 373 può anchedonare la luce della fede a coloro che non lo conoscono. 374
Dio crea un mondo ordinato e buono
299 Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazioneha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20).Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, « immagine del Dioinvisibile » (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzataall'uomo, immagine di Dio, 375 chiamato a una relazione personale conDio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino,può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione, 376certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti alCreatore e alla sua opera. 377 Scaturita dalla bontà divina, lacreazione partecipa di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona [...]cosa molto buona »: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, èvoluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata eaffidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà dellacreazione, compresa quella del mondo materiale. 378
Dio trascende la creazione ed è ad essa presente
300 Dio è infinitamente più grande di tutte le sueopere: 379 « Sopra i cieli si innalza » la sua « magnificenza » (Sal8,2), « la sua grandezza non si può misurare » (Sal 145,3). Mapoiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò cheesiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: « In luiviviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (At 17,28). Secondo le parole disant'Agostino, egli è « interior intimo meo et superior summo meo – piùintimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta ».380
Dio conserva e regge la creazione
301 Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa lasua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogniistante nell'« essere », le dà la facoltà di agire e la conduce al suotermine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fontedi sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia:
« Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita » (Sap 11,24-26).
V. Dio realizza il suo disegno: laprovvidenza divina
302 La creazione ha la sua propria bontà e perfezione,ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata « instato di via » (« in statu viae ») verso una perfezione ultima alla qualeDio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divinaprovvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione versoquesta perfezione.
« Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, "essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1). Infatti "tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi" (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature ». 381
303 La testimonianza della Scrittura è unanime: lasollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata;essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi delmondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assolutadi Dio sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio è nei cieli, egli operatutto ciò che vuole » (Sal 115,3); e di Cristo si dice: « Quando egliapre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3,7); « Moltesono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo» (Prv 19,21).
304 Spesso si nota che lo Spirito Santo, autoreprincipale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza farcenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare » primitivo, madi una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoriaassoluta sulla storia e sul mondo 382 educando così alla fiducia inlui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia. 383
305 Gesù chiede un abbandono filiale alla provvidenzadel Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoifigli: « Non affannatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosaberremo?" [...]. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi sarannodate in aggiunta » (Mt 6,31-33). 384
La provvidenza e le cause seconde
306 Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, perrealizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è unsegno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente.Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche ladignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, edi collaborare in tal modo al compimento del suo disegno.
307 Dio dà agli uomini anche il potere di partecipareliberamente alla sua provvidenza, affidando loro la responsabilità di «soggiogare » la terra e di dominarla. 385 In tal modo Dio fa donoagli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l'opera dellacreazione, perfezionandone l'armonia, per il loro bene e per il bene del loroprossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uominipossono entrare deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loropreghiere, ma anche con le loro sofferenze. 386 Allora diventano inpienezza « collaboratori di Dio » (1 Cor 3,9) 387 e del suoRegno. 388
308 Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: èuna verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima cheopera nelle cause seconde e per mezzo di esse: « È Dio infatti che suscita »in noi « il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13).389 Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità laaccresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza edalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché« la creatura senza il Creatore svanisce »; 390 ancor meno puòraggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia. 391
La provvidenza e lo scandalo del male
309 Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinatoe buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? Aquesto interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quantomisterioso, nessuna risposta immediata potrà bastare. È l'insieme della fedecristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà dellacreazione, il dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontroall'uomo con le sue alleanze, con l'incarnazione redentrice del suo Figlio, conil dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza deisacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature liberesono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile,possono anche sottrarsi. Non c'è un punto del messaggio cristiano che nonsia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male.
310 Ma perché Dio non ha creato un mondo a talpunto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Diopotrebbe sempre creare qualcosa di migliore. 392 Tuttavia, nella suasapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo« in stato di via » verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, neldisegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa dialtri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni dellanatura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche ilmale fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione.393
311 Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti elibere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e unamore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato.È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmentepiù grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente néindirettamente, la causa del male morale. 394 Però, rispettando lalibertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:
« Infatti Dio onnipotente [...], essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene ». 395
312 Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella suaprovvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anchemorale, causato dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, maDio. [...] Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farloservire a un bene [...] per far vivere un popolo numeroso » (Gn 45,8;50,20). 396 Dal più grande male morale che mai sia stato commesso,il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gliuomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, 397 ha tratto ipiù grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò,però, il male non diventa un bene.
313 « Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio »(Rm 8,28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questaverità:
Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita: « Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine ». 398
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: « Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio ». 399
E Giuliana di Norwich: « Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». 400
314 Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondoe della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute.Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremoDio « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12), conosceremo pienamente le vielungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avràcondotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato 401definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra.
315 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio haposto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della suasapienza, il primo annunzio del suo « disegno di benevolenza », cheha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.
316 Sebbene l'opera della creazione siaparticolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre,il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile dellacreazione.
317 Dio solo ha creato l'universo liberamente,direttamente, senza alcun aiuto.
318 Nessuna creatura ha il potere infinito necessarioper « creare » nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere aciò che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza « ex nihilo »– dal nulla). 402
319 Dio ha creato il mondo per manifestare e percomunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità,alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le hacreate.
320 Dio, che ha creato l'universo, lo conservanell'esistenza per mezzo del Verbo, suo Figlio che « sostiene tutto conla potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per mezzo dello SpiritoCreatore che dà vita.
321 La divina Provvidenza consiste nelle disposizionicon le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fineultimo.
322 Cristo ci esorta all'abbandono filiale allaprovvidenza del nostro Padre celeste 403 e l'apostolo sanPietro gli fa eco: gettate « in lui ogni vostra preoccupazione, perchéegli ha cura di voi » (1 Pt 5,7). 404
323 La provvidenza divina agisce anche attraversol'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente aisuoi disegni.
324 Che Dio permetta il male fisico e morale è unmistero che egli illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto pervincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male,se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamentesoltanto nella vita eterna.
(344) Simbolo apostolico: DS 30.
(345) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(346) Congregazione per il Clero, Direttoriocatechistico generale, 51: AAS 64 (1972) 128.
(347) Cf Rm 8,18-23.
(348) Cf Egeria, Itinerarium seu Peregrinatioad loca sancta, 46, 2: SC 296, 308; PLS 1, 1089-1090; Sant'Agostino, Decatechizandis rudibus, 3, 5: CCL 46, 124 (PL 40, 313).
(349) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, De Revelatione, canone 1: DS 3026.
(350) Cf At 17,24-29; Rm 1,19-20.
(351) Cf Is 43,1.
(352) Cf Gn 15,5; Ger 33,19-26.
(353) Cf Is 44,24.
(354) Cf Sal 104.
(355) Cf Prv 8,22-31.
(356) Simbolo niceno-costantinopolitano:DS 150.
(357) Liturgia bizantina, 2o Stico deiVespri della domenica di Pentecoste: A,<J0i@FJVD4@<(Roma 1883) p. 408.
(358) Cf Sal 33,6; 104,30; Gn 1,2-3.
(359) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,2, 30, 9: SC 294, 318-320 (PG 7, 822).
(360) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,4, 20, 1: SC 100, 626 (PG 7, 1032).
(361) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(362) San Bonaventura, In secundum librumSententiarum, dist. 1, p. 2, a. 2, q. 1, concl.: Opera omnia, v. 2(Ad Claras Aquas 1885) p. 44.
(363) San Tommaso d'Aquino, Commentum insecundum librum Sententiarum, Prologus: Opera omnia, v. 8 (Parigi1873) p. 2.
(364) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, c. 1: DS 3002.
(365) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses4, 20, 7: SC 100, 648 (PG 7, 1037).
(366) Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes,2: AAS 58 (1966) 948.
(367) Cf Sap 9,9.
(368) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, c. 1: DS 3002.
(369) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, De Deo rerum omnium Creatore, canoni 1-4: DS 3023-3024.
(370) Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fidecatholica: DS 800; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, DeDeo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(371) San Teofilo d'Antiochia, Ad Autolycum,2, 4: SC 20, 102 (PG 6, 1052).
(372) Cf Sal 51,12.
(373) Cf Gn 1,3.
(374) Cf 2 Cor 4,6.
(375) Cf Gn 1,26.
(376) Cf Sal 19,2-5.
(377) Cf Gb 42,3.
(378) Cf San Leone Magno, Lettera Quamlaudabiliter: DS 286; Concilio di Braga I, Anathematismi praesertimcontra Priscillianistas, 5-13: DS 455-463; Concilio Lateranense IV, Cap. 2, Defide catholica: DS 800; Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis:DS 1333; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(379) Cf Sir 43,30.
(380) Sant'Agostino, Confessiones, 3, 6,11: CCL 27, 33 (PL 32, 688).
(381) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, c. 1: DS 3003.
(382) Cf Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39;Sir 11,14.
(383) Cf Sal 22; 32; 35; 103; 138; ealtri.
(384) Cf Mt 10,29-31.
(385) Cf Gn 1,26-28.
(386) Cf Col 1,24.
(387) Cf 1 Ts 3,2.
(388) Cf Col 4,11.
(389) Cf 1 Cor 12,6.
(390) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
(391) Cf Mt 19,26; Gv 15,5; Fil 4,13.
(392) Cf San Tommaso d'Aquino, Summatheologiae, I, q. 25, a. 6: Ed. Leon. 4, 298-299.
(393) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa contragentiles, 3, 71: Ed. Leon. 14, 209-211.
(394) Cf Sant'Agostino, De libero arbitrio,1, 1, 1: CCL 29, 211 (PL 32, 1221-1223); San Tommaso d'Aquino, Summatheologiae, I-II, q. 79, a. 1: Ed. Leon. 7, 76-77.
(395) Sant'Agostino, Enchiridion de fide, speet caritate, 3, 11: CCL 46, 53 (PL 40, 236).
(396) Cf Tb 2,12-18 volg.
(397) Cf Rm 5,20.
(398) Santa Caterina da Siena, Il dialogodella Divina provvidenza 138: ed. G. Cavallini (Roma 1995) p. 441.
(399) Margarita Roper, Epistula ad AliciamAlington (agosto 1534): The Correspondence of Sir Thomas More, ed.E.F. Rogers (Princeton 1947) p. 531-532.
(400) Giuliana di Norwich, Revelatio, 13,32: A Book of Showings to the Anchoress Julian of Norwich, ed. E.Colledge-J. Walsh, vol. 2 (Toronto 1978) p. 426 e 422.
(401) Cf Gn 2,2.
(402) Cf Sacra Congregazione degli Studi, Decretum(27 luglio 1914): DS 3624.
(403) Cf Mt 6,26-34.
(404) Cf Sal 55,23.
Paragrafo 5
IL CIELO E LA TERRA
325 Il Simbolo degli Apostoli professa che Dio è « ilCreatore del cielo e della terra », 405 e il Simboloniceno-costantinopolitano esplicita: « ...di tutte le cose visibili einvisibili ». 406
326 Nella Sacra Scrittura, l'espressione « cielo e terra »significa: tutto ciò che esiste, l'intera creazione. Indica pure, all'internodella creazione, il legame che ad un tempo unisce e distingue cielo e terra: «La terra » è il mondo degli uomini. 407 « Il cielo », o « icieli », può indicare il firmamento, 408 ma anche il « luogo »proprio di Dio: il nostro « Padre che è nei cieli » (Mt 5,16) 409e, di conseguenza, anche il « cielo » che è la gloria escatologica. Infine,la parola « cielo » indica il « luogo » delle creature spirituali – gliangeli – che circondano Dio.
327 La professione di fede del Concilio Lateranense IV afferma: Dio,« fin dal principio del tempo, creò dal nulla l'uno e l'altro ordine dicreature, quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondoterrestre; e poi l'uomo, quasi partecipe dell'uno e dell'altro, composto dianima e di corpo ». 410
L'esistenza degli angeli - una verità di fede
328 L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la SacraScrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianzadella Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione.
Chi sono?
329 Sant'Agostino dice a loro riguardo: « "Angelus" officiinomen est, [...] non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaerisofficium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus– La parola "angelo" designa l'ufficio, non la natura. Se si chiedeil nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, sirisponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello checompie è angelo ». 411 In tutto il loro essere, gli angeli sono servitorie messaggeri di Dio. Per il fatto che « vedono sempre la faccia del Padremio che è nei cieli » (Mt 18,10), essi sono « potenti esecutori deisuoi comandi, pronti alla voce della sua parola » (Sal 103,20).
330 In quanto creature puramente spirituali, essi hannointelligenza e volontà: sono creature personali 412 e immortali.413 Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia ilfulgore della loro gloria. 414
Cristo «con tutti i suoi angeli»
331 Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli:« Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli[...] » (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di lui e invista di lui: « Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose,quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili:troni, dominazioni, principati e potestà. Tutte le cose sono state create permezzo di lui e in vista di lui » (Col 1,16). Sono suoi ancor piùperché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: « Non sono essitutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devonoereditare la salvezza? » (Eb 1,14).
332 Essi, fin dalla creazione 415 e lungo tutta la storiadella salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono larealizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre,416 proteggono Lot, 417 salvano Agar e il suo bambino, 418trattengono la mano di Abramo; 419 la Legge viene comunicata medianteil ministero degli angeli, 420 essi guidano il popolo di Dio,421 annunziano nascite 422 e vocazioni, 423assistono i profeti, 424 per citare soltanto alcuni esempi. Infine,è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dellostesso Gesù.425
333 Dall'incarnazione all'ascensione, la vita del Verbo incarnato ècircondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio « introduceil Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio » (Eb 1,6).Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nellalode della Chiesa: « Gloria a Dio... » (Lc 2,14). Essi proteggonol'infanzia di Gesù, 426 servono Gesù nel deserto, 427 loconfortano durante l'agonia, 428 quando egli avrebbe potuto da loroessere salvato dalla mano dei nemici 429 come un tempo Israele.430 Sono ancora gli angeli che evangelizzano 431 la BuonaNovella dell'incarnazione 432 e della risurrezione 433 diCristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, 434 saranno là,al servizio del suo giudizio. 435
Gli angeli nella vita della Chiesa
334 Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell'aiutomisterioso e potente degli angeli.436
335 Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Diotre volte santo; 437 invoca la loro assistenza (così nell'Inparadisum deducant te angeli... – In paradiso ti accompagnino gliangeli – nella liturgia dei defunti, 438 o ancora nell'« Innodei cherubini » della liturgia bizantina 439), e celebra la memoriadi alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gliangeli custodi).
336 Dal suo inizio 440 fino all'ora della morte 441la vita umana è circondata dalla loro protezione 442 e dalla lorointercessione. 443 « Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo comeprotettore e pastore, per condurlo alla vita ». 444 Fin da quaggiù,la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli edegli uomini, uniti in Dio.
337 È Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza,la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura presenta simbolicamente l'operadel Creatore come un susseguirsi di sei giorni di «lavoro» divino, cheterminano nel « riposo » del settimo giorno. 445 Il testo sacro,riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra salvezza,446 che consentono di « riconoscere la natura intima di tutta lacreazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio ». 447
338 Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a DioCreatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dallaParola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storiaumana si radicano in questo evento primordiale: è la genesi della formazionedel mondo e dell'inizio del tempo. 448
339 Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propriaperfezione. Per ognuna delle opere dei « sei giorni » è detto: « E Diovide che ciò era buono ». « È dalla loro stessa condizione di creature chele cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loroleggi proprie e il loro ordine ». 449 Le varie creature, volute nelloro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell'infinitasapienza e bontà di Dio. Per questo l'uomo deve rispettare la bontà propria diogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza ilCreatore e comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente.
340 L'interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il solee la luna, il cedro e il piccolo fiore, l'aquila e il passero: le innumerevolidiversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a sestessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsivicendevolmente, al servizio le une delle altre.
341 La bellezza dell'universo. L'ordine e l'armonia del mondocreato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti traloro. L'uomo li scopre progressivamente come leggi della natura. Essi sonooggetto dell'ammirazione degli scienziati. La bellezza della creazione riflettela bellezza infinita del Creatore. Deve ispirare il rispetto e la sottomissionedell'intelligenza e della volontà dell'uomo.
342 La gerarchia delle creature è espressa dall'ordine dei «sei giorni », che va dal meno perfetto al più perfetto. Dio ama tutte le suecreature, 450 si prende cura di ognuna, perfino dei passeri.Tuttavia, Gesù dice: « Voi valete più di molti passeri » (Lc 12,7), oancora: « Quanto è più prezioso un uomo di una pecora! » (Mt 12,12).
343 L'uomo è il vertice dell'opera della creazione. Ilracconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la creazione dell'uomo daquella delle altre creature. 451
344 Esiste una solidarietà fra tutte le creature per il fattoche tutte hanno il medesimo Creatore e tutte sono ordinate alla sua gloria:
« Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmentemesser lo frate sole,
lo qual è iorno; et allumini noi per lui.
Et elluè bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, portasignificatione...
Laudato si', mi' Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile ethumile et pretiosa et casta...
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
la quale nesustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba...
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
et servitelo cum grandehumilitate ». 452
345 Il Sabato – fine dell'opera dei « sei giorni ». Iltesto sacro dice che « Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro cheaveva fatto » e così « furono portati a compimento il cielo e la terra »;Dio « cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro », « benedisse il settimogiorno e lo consacrò » (Gn 2,1-3). Queste parole ispirate sono ricchedi insegnamenti salutari.
346 Nella creazione Dio ha posto un fondamento e leggi che restanostabili, 453 sulle quali il credente potrà appoggiarsi con fiducia,e che saranno per lui il segno e il pegno della incrollabile fedeltàdell'alleanza di Dio. 454 Da parte sua, l'uomo dovrà rimanere fedelea questo fondamento e rispettare le leggi che il Creatore vi ha inscritte.
347 La creazione è fatta in vista del sabato e quindi del culto edell'adorazione di Dio. Il culto è inscritto nell'ordine della creazione.455 « Operi Dei nihil praeponatur » – « Nulla si anteponga all'operadi Dio », dice la Regola di san Benedetto, 456 indicando in tal modoil giusto ordine delle preoccupazioni umane.
348 Il sabato è nel cuore della Legge di Israele. Osservare icomandamenti equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dioespresse nell'opera della creazione.
349 L'ottavo giorno. Per noi, però, è sorto un giorno nuovo:quello della risurrezione di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la primacreazione. L'ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione. Così, l'opera dellacreazione culmina nell'opera più grande della redenzione. La prima creazionetrova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cuisplendore supera quello della prima. 457
350 Gli angeli sono creature spirituali che incessantementeglorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altrecreature: « Ad omnia bona nostra cooperantur angeli – Gli angelicooperano ad ogni nostro bene ». 458
351 Gli angeli circondano Cristo, loro Signore. Lo servonosoprattutto nel compimento della sua missione di salvezza per tutti gli uomini.
352 La Chiesa venera gli angeli che l'aiutano nel suopellegrinaggio terreno e che proteggono ogni essere umano.
353 Dio ha voluto la diversità delle sue creature e la loro bontàpropria, la loro interdipendenza, il loro ordine. Ha destinato tutte le creaturemateriali al bene del genere umano. L'uomo, e attraverso lui l'intera creazione,sono destinati alla gloria di Dio.
354 Rispettare le leggi inscritte nella creazione e i rapportiderivanti dalla natura delle cose, è un principio di saggezza e un fondamentodella morale.
(405) DS 30.
(406) DS 150.
(407) Cf Sal 115,16.
(408) Cf Sal 19,2.
(409) Cf Sal 115,16.
(410) Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fidecatholica: DS 800; cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c.1: DS 3002 e Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 8: AAS 60 (1968) 436.
(411) Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum103, 1, 15: CCL 40, 1488 (PL 37, 1348-1349).
(412) Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis:DS 3891.
(413) Cf Lc 20,36.
(414) Cf Dn 10,9-12.
(415) Cf Gb 38,7, dove gli angeli sonochiamati « figli di Dio ».
(416) Cf Gn 3,24.
(417) Cf Gn 19.
(418) Cf Gn 21,17.
(419) Cf Gn 22,11.
(420) Cf At 7,53.
(421) Cf Es 23,20-23.
(422) Cf Gdc 13.
(423) Cf Gdc 6,11-24; Is 6,6.
(424) Cf 1 Re 19,5.
(425) Cf Lc 1,11.26.
(426) Cf Mt 1,20; 2,13.19.
(427) Cf Mc 1,13; Mt 4,11.
(428) Cf Lc 22,43.
(429) Cf Mt 26,53.
(430) Cf 2 Mac 10,29-30; 11,8.
(431) Cf Lc 2,10.
(432) Cf Lc 2,8-14.
(433) Cf Mc 16,5-7.
(434) Cf At 1,10-11.
(435) Cf Mt 13,41; 24,31; Lc 12,8-9.
(436) Cf At 5,18-20; 8,26-29; 10,3-8;12,6-11; 27,23-25.
(437) Cf Preghiera eucaristica, Santo:Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 311.
(438) Rito delle esequie, 80 (LibreriaEditrice Vaticana 1989) p. 83.
(439) Liturgia bizantina di san GiovanniCrisostomo, Hymnus cherubinorum: Liturgies Eastern and Western, ed.F.E. Brightman (Oxford 1896) p. 377.
(440) Cf Mt 18,10.
(441) Cf Lc 16,22.
(442) Cf Sal 34,8; 91,10-13.
(443) Cf Gb 33,23-24; Zc 1,12; Tb12,12.
(444) San Basilio Magno, Adversus Eunomium,3, 1: SC 305, 148 (PG 29, 656).
(445) Cf Gn 1,1–2,4.
(446) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 11: AAS 58 (1966) 823.
(447) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumengentium, 36: AAS 57 (1965) 41.
(448) Cf Sant'Agostino, De Genesi contraManichaeos, 1, 2, 4: PL 36, 175.
(449) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
(450) Cf Sal 145,9.
(451) Cf Gn 1,26.
(452) San Francesco d'Assisi, Cantico dellecreature: dal codice 338 della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi.
(453) Cf Eb 4,3-4.
(454) Cf Ger 31,35-37; 33,19-26.
(455) Cf Gn 1,14.
(456) San Benedetto, Regula, 43, 3: CSEL75, 106 (PL 66, 675).
(457) Cf Veglia pasquale, orazione dopo laprima lettura: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p.170.
(458) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,I, 114, 3, ad 3: Ed. Leon. 5, 535.
Paragrafo 6
L'UOMO
355 « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio locreò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). L'uomo, nella creazione,occupa un posto unico: egli è « a immagine di Dio » (I); nella sua naturaunisce il mondo spirituale e il mondo materiale (II); è creato « maschio efemmina » (III); Dio l'ha stabilito nella sua amicizia (IV).
356 Di tutte le creature visibili, soltanto l'uomo è « capace diconoscere e di amare il proprio Creatore »; 459 « è la solacreatura che Dio abbia voluto per se stessa »; 460 soltanto l'uomoè chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la vita di Dio. Aquesto fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della suadignità.
« Quale fu la ragione che tu ponessi l'uomo in tanta dignità? Certo l'amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l'hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno ». 461
357 Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona;non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, dipossedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone;è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a dargli unarisposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.
358 Dio ha creato tutto per l'uomo, 462 ma l'uomo è statocreato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione:
« Qual è dunque l'essere che deve venire all'esistenza circondato di una tale considerazione? È l'uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell'intera creazione: è l'uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l'uomo fino a sé e farlo sedere alla sua destra ». 463
359 « In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova veraluce il mistero dell'uomo »: 464
« Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo. [...] Il primo uomo, Adamo, – dice – divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Quel primo fu creato da quest'ultimo, dal quale ricevette l'anima per vivere. [...] Il secondo Adamo plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C'è un primo Adamo e c'è un ultimo Adamo. Il primo ha un inizio, l'ultimo non ha fine. Proprio quest'ultimo infatti è veramente il primo, dal momento che dice: "Sono io, io solo, il primo e anche l'ultimo" ». 465
360 A motivo della comune origine il genere umano forma una unità.Dio infatti « creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini » (At 17,26):466
« Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell'unità della sua origine in Dio [...]; nell'unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un'anima spirituale; nell'unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell'unità del suo "habitat": la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell'unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell'unità dei mezzi per raggiungere tale fine; [...] nell'unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo ». 467
361 « Questa legge di solidarietà umana e di carità », 468senza escludere la ricca varietà delle persone, delle culture e dei popoli, ciassicura che tutti gli uomini sono veramente fratelli.
II. «Corpore et anima unus» - Unità di anima e dicorpo
362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insiemecorporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con unlinguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo esoffiò nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente »(Gn 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.
363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vitaumana, 469 oppure tutta la persona umana. 470Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo 471 edi maggior valore, 472 ciò per cui più particolarmente egli èimmagine di Dio: « anima » significa il principio spirituale nell'uomo.
364 Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di « immaginedi Dio »: è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, edè la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo diCristo, il tempio dello Spirito. 473
« Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno ». 474
365 L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deveconsiderare l'anima come la « forma » del corpo; 475 ciò significache grazie all'anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umanoe vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, mala loro unione forma un'unica natura.
366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamenteda Dio 476 – non è « prodotta » dai genitori – ed èimmortale: 477 essa non perisce al momento della sua separazione dalcorpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezionefinale.
367 Talvolta si dà il caso che l'anima sia distinta dallo spirito.Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, « spirito, anima ecorpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore » (1 Ts 5,23).La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell'anima.478 « Spirito » significa che sin dalla sua creazione l'uomo è ordinatoal suo fine soprannaturale, 479 e che la sua anima è capace diessere gratuitamente elevata alla comunione con Dio. 480
368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore,nel senso biblico di « profondità dell'essere » (« in visceribus »: Ger 31,33),dove la persona si decide o non si decide per Dio. 481
III. «Maschio e femmina li creò»
Uguaglianza e diversità volute da Dio
369 L'uomo e la donna sono creati, cioè sono voluti da Dio:in una perfetta uguaglianza, per un verso, in quanto persone umane, e, perl'altro verso, nel loro rispettivo essere di maschio e di femmina. « Essereuomo », « essere donna » è una realtà buona e voluta da Dio: l'uomo e ladonna hanno una insopprimibile dignità, che viene loro direttamente da Dio,loro Creatore. 482 L'uomo e la donna sono, con una identica dignità,« a immagine di Dio ». Nel loro « essere-uomo » ed « essere-donna »,riflettono la sapienza e la bontà del Creatore.
370 Dio non è a immagine dell'uomo. Egli non è né uomo né donna.Dio è puro spirito, e in lui, perciò, non c'è spazio per le differenze disesso. Ma le « perfezioni » dell'uomo e della donna riflettono qualche cosadell'infinita perfezione di Dio: quelle di una madre 483 e quelle diun padre e di uno sposo. 484
«L'uno per l'altro» - «una unità a due»
371 Creati insieme, l'uomo e la donna sono voluti da Dio l'uno perl'altro. La Parola di Dio ce lo lascia capire attraverso diversi passi deltesto sacro. « Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto chegli sia simile » (Gn 2,18). Nessuno degli animali può essere questo «pari » dell'uomo. 485 La donna che Dio « plasma » con la costolatolta all'uomo e che conduce all'uomo, strappa all'uomo un grido d'ammirazione,un'esclamazione d'amore e di comunione: « Questa volta essa è carne dalla miacarne e osso dalle mie ossa » (Gn 2,23). L'uomo scopre la donna come unaltro « io » della stessa umanità.
372 L'uomo e la donna sono fatti « l'uno per l'altro »: non già cheDio li abbia creati « a metà » ed « incompleti »; li ha creati per unacomunione di persone, nella quale ognuno può essere « aiuto » per l'altro,perché sono ad un tempo uguali in quanto persone (« osso dalle mie ossa... »)e complementari in quanto maschio e femmina. 486 Nel matrimonio, Dioli unisce in modo che, formando « una sola carne » (Gn 2,24), possanotrasmettere la vita umana: « Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra» (Gn 1,28). Trasmettendo ai loro figli la vita umana, l'uomo e ladonna, come sposi e genitori, cooperano in un modo unico all'opera del Creatore.487
373 Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a dominare laterra 488 come « amministratori » di Dio. Questa sovranità nondeve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, « cheama tutte le cose esistenti » (Sap 11,24), l'uomo e la donna sonochiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da quila loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.
374 Il primo uomo non solo è stato creato buono, ma è stato anchecostituito in una tale amicizia con il suo Creatore e in una tale armonia con sestesso e con la creazione, che saranno superate soltanto dalla gloria dellanuova creazione in Cristo.
375 La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo dellinguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegnache i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato disantità e di giustizia originali. 489 La grazia della santitàoriginale era una partecipazione alla vita divina. 490
376 Tutte le dimensioni della vita dell'uomo erano potenziatedall'irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell'intimità divina,l'uomo non avrebbe dovuto né morire, 491 né soffrire. 492L'armonia interiore della persona umana, l'armonia tra l'uomo e la donna,493 infine l'armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituivala condizione detta « giustizia originale ».
377 Il « dominio » del mondo che Dio, fin dagli inizi, avevaconcesso all'uomo, si realizzava innanzi tutto nell'uomo stesso come padronanzadi sé. L'uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché liberodalla triplice concupiscenza 494 che lo rende schiavo dei piaceri deisensi, della cupidigia dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gliimperativi della ragione.
378 Il segno della familiarità dell'uomo con Dio è il fatto che Diolo colloca nel giardino, 495 dove egli vive « per coltivarlo ecustodirlo » (Gn 2,15): il lavoro non è una fatica penosa, 496ma la collaborazione dell'uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione lacreazione visibile.
379 Per il peccato dei nostri progenitori andrà perduta tuttal'armonia della giustizia originale che Dio, nel suo disegno, aveva previsto perl'uomo.
380 « Padre santo,... a tua immagine hai formato l'uomo, alle suemani operose hai affidato l'universo, perché, nell'obbedienza a te, suoCreatore, esercitasse il dominio su tutto il creato». 497
381 L'uomo è predestinato a riprodurre l'immagine del Figlio diDio fatto uomo – « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15)– affinché Cristo sia il primogenito di una moltitudine di fratelli esorelle. 498
382 L'uomo è « unità di anima e di corpo ». 499La dottrina della fede afferma che l'anima spirituale e immortale è creatadirettamente da Dio.
383 « Dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio"maschio e femmina li creò" (Gn 1,27), e la loro unionecostituisce la prima forma di comunione di persone ». 500
384 La Rivelazione ci fa conoscere lo stato di santità e digiustizia originali dell'uomo e della donna prima del peccato: dalla loroamicizia con Dio derivava la felicità della loro esistenza nel paradiso.
(459) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 12: AAS 58 (1966) 1034.
(460) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 24: AAS 58 (1966) 1045.
(461) Santa Caterina da Siena, Il dialogodella Divina provvidenza, 13: ed. G. Cavallini (Roma 1995) p. 43.
(462) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 12: AAS 58 (1966) 1034; Ibid., 24: AAS 58 (1966) 1045; Ibid.,39: AAS 58 (1966) 1056-1057.
(463) San Giovanni Crisostomo, Sermones inGenesim, 2, 1: PG 54, 587-588.
(464) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 22: AAS 58 (1966) 1042.
(465) San Pietro Crisologo, Sermones 117,1-2: CCL 24A, 709 (PL 52, 520).
(466) Cf Tb 8,6.
(467) Pio XII, Lett. enc. Summi Pontificatus:AAS 31 (1939) 427; cf Concilio Vaticano II, Dich. Nostra aetate, 1: AAS58 (1966) 740.
(468) Pio XII, Lett. enc. Summi Pontificatus:AAS 31 (1939) 426.
(469) Cf Mt 16,25-26; Gv 15,13.
(470) Cf At 2,41.
(471) Cf Mt 26,38; Gv 12,27.
(472) Cf Mt 10,28; 2 Mac 6,30.
(473) Cf 1 Cor 6,19-20; 15,44-45.
(474) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 14: AAS 58 (1966) 1035.
(475) Cf Concilio di Vienne (anno 1312), Cost. «Fidei catholicae »: DS 902.
(476) Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis (anno1950): DS 3896; Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 8: AAS 60 (1968) 436.
(477) Cf Concilio Lateranense V (anno 1513),Bolla Apostolici regiminis: DS 1440.
(478) Cf Concilio di Costantinopoli IV (anno870), canone 11: DS 657.
(479) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, c. 2: DS 3005; Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes,22: AAS 58 (1966) 1042-1043.
(480) Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis(anno 1950): DS 3891.
(481) Cf Dt 6,5; 29,3; Is 29,13; Ez36,26; Mt 6,21; Lc 8,15; Rm 5,5.
(482) Cf Gn 2,7.22.
(483) Cf Is 49,14-15; 66,13; Sal 131,2-3.
(484) Cf Os 11,1-4; Ger 3,4-19.
(485) Cf Gn 2,19-20.
(486) Cf Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulierisdignitatem, 7: AAS 80 (1988) 1664-1665.
(487) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 50: AAS 58 (1966) 1070-1071.
(488) Cf Gn 1,28.
(489) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canone 1: DS 1511.
(490) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumengentium, 2: AAS 57 (1965) 5-6.
(491) Cf Gn 2,17; 3,19.
(492) Cf Gn 3,16.
(493) Cf Gn 2,25.
(494) Cf 1 Gv 2,16.
(495) Cf Gn 2,8.
(496) Cf Gn 3,17-19.
(497) Preghiera eucaristica IV: MessaleRomano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 412.
(498) Cf Ef 1,3-6; Rm 8,29.
(499) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 14: AAS 58 (1966) 1035.
(500) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 12: AAS 58 (1966) 1034.
Paragrafo 7
LA CADUTA
385 Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone.Tuttavia nessuno sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nellanatura – che appaiono legati ai limiti propri delle creature – e soprattuttoal problema del male morale. Da dove viene il male? « Quaerebam unde malum etnon erat exitus – Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta »,dice sant'Agostino, 501 e la sua sofferta ricerca non troverà sboccoche nella conversione al Dio vivente. Infatti « il mistero dell'iniquità » (2Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. 502La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempol'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. 503 Dobbiamo,dunque, affrontare la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo sguardodella nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore. 504
I. «Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia»
La realtà del peccato
386 Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vanocercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentaredi comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondolegame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il maledel peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e diopposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sullastoria.
387 La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delleorigini, si chiarisce soltanto alla luce della rivelazione divina. Senza laconoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente ilpeccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita,come una debolezza psicologica, un errore, come l'inevitabile conseguenza di unastruttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Diosull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio donaalle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente.
Il peccato originale - una verità essenziale dellafede
388 Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtàdel peccato. Sebbene il popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualchemodo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narratadalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo ditale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e dellarisurrezione di Gesù Cristo. 505 Bisogna conoscere Cristo comesorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È loSpirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere « ilmondo quanto al peccato » (Gv 16,8), rivelando colui che del peccato èil Redentore.
389 La dottrina del peccato originale è, per così dire, « ilrovescio » della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini,che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tuttigrazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, 506 ben sa chenon si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare almistero di Cristo.
Per leggere il racconto della caduta
390 Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio diimmagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'iniziodella storia dell'uomo. 507 La Rivelazione ci dà la certezza difede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamentecommessa dai nostri progenitori. 508
391 Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è unavoce seduttrice, che si oppone a Dio, 509 la quale, per invidia, lifa cadere nella morte. 510 La Scrittura e la Tradizione della Chiesavedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. 511La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. « Diabolusenim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per sefacti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati daDio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi ».512
392 La Scrittura parla di un peccato di questi angeli. 513Tale « caduta » consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta,radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamoun riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostriprogenitori: « Diventerete come Dio » (Gn 3,5). « Il diavolo èpeccatore fin dal principio » (1 Gv 3,8), « padre della menzogna » (Gv8,44).
393 A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonatoè il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difettodell'infinita misericordia divina. « Non c'è possibilità di pentimento perloro dopo la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uominidopo la morte ». 514
394 La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesùchiama « omicida fin dal principio » (Gv 8,44), e che ha perfinotentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre. 515« Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv 3,8).Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzionemenzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.
395 La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che unacreatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre unacreatura: non può impedire l'edificazione del regno di Dio. Sebbene Satanaagisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbenela sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anchedi natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessadalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo conforza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grandemistero, ma « noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).
La prova della libertà
396 Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella suaamicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che comelibera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomodi mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, « perché, quandotu ne mangiassi, certamente moriresti » (Gn 2,17). « L'albero dellaconoscenza del bene e del male » (Gn 2,17) evoca simbolicamente illimite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconosceree con fiducia rispettare. L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggidella creazione e alle norme morali che regolano l'uso della libertà.
Il primo peccato dell'uomo
397 L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore lafiducia nei confronti del suo Creatore 516 e, abusando della proprialibertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito ilprimo peccato dell'uomo. 517 In seguito, ogni peccato sarà unadisobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.
398 Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e,perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, controle esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro ilsuo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato adessere pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, havoluto diventare « come Dio » (Gn 3,5), ma « senza Dio e anteponendosia Dio, non secondo Dio ». 518
399 La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa primadisobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santitàoriginale. 519 Hanno paura di quel Dio 520 di cui si sonofatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprieprerogative. 521
400 L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustiziaoriginale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sulcorpo è infranta; 522 l'unione dell'uomo e della donna è sottopostaa tensioni; 523 i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza edalla tendenza all'asservimento. 524 L'armonia con la creazione èspezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo. 525A causa dell'uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione.526 Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi delladisobbedienza 527 si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quellapolvere dalla quale è stato tratto. 528 La morte entra nellastoria dell'umanità. 529
401 Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera «invasione » del peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele;530 la corruzione universale quale conseguenza del peccato; 531nella storia d'Israele, il peccato si manifesta frequentemente soprattutto comeinfedeltà al Dio dell'Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anchedopo la redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manifesta insvariati modi. 532 La Scrittura e la Tradizione della Chiesarichiamano continuamente la presenza e l'universalità del peccato nellastoria dell'uomo:
« Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l'uomo guarda dentro al suo cuore, si scopre anche inclinato al male e immerso in tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create ». 533
Conseguenze del peccato di Adamo per l'umanità
402 Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo loafferma: « Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituitipeccatori » (Rm 5,19); « Come a causa di un solo uomo il peccato èentrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiuntotutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... » (Rm 5,12).All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrapponel'universalità della salvezza in Cristo: « Come dunque per la colpa di unosolo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera digiustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dàvita » (Rm 5,18).
403 Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato chel'immensa miseria che opprime gli uomini, la loro inclinazione al male el'ineluttabilità della morte non si possono comprendere senza il loro legamecon la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso unpeccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è « morte dell'anima ».534 Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per laremissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccatipersonali. 535
404 In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti isuoi discendenti? Tutto il genere umano è in Adamo « sicut unum corpus uniushominis – come un unico corpo di un unico uomo ». 536 Per questa« unità del genere umano » tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato diAdamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, latrasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendereappieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità ela giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano:cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, maquesto peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in unacondizione decaduta. 537 Si tratta di un peccato che saràtrasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di unanatura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo ilpeccato originale è chiamato « peccato » in modo analogico: è un peccato «contratto » e non « commesso », uno stato e non un atto.
405 Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, 538in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consistenella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umananon è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali,sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinataal peccato (questa inclinazione al male è chiamata « concupiscenza »). IlBattesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originalee volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla naturaindebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimentospirituale.
406 La dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originaleè andata precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spintadella riflessione di sant'Agostino contro il pelagianesimo, e nel XVI secolo, inopposizione alla Riforma protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forzanaturale della sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia diDio, potesse condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceval'influenza della colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, iprimi riformatori protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertitoe la sua libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccatoereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male (« concupiscentia »), chesarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del dato rivelatoconcernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio di Orange nel 529539 e nel Concilio di Trento nel 1546. 540
Un duro combattimento
407 La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente conquella della redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucidodiscernimento sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo. Inconseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certodominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta« la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioèil diavolo ». 541 Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, inclineal male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica,dell'azione sociale 542 e dei costumi.
408 Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccatipersonali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizionepeccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: « ilpeccato del mondo » (Gv 1,29). Con questa espressione viene anchesignificata l'influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazionicomunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini.543
409 La drammatica condizione del mondo che « giace » tutto « sottoil potere del maligno » (1 Gv 5,19) 544 fa della vitadell'uomo una lotta:
« Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio ». 545
IV. «Tu non l'hai abbandonato in potere della morte»
410 Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Alcontrario, Dio lo chiama, 546 e gli predice in modo misterioso che ilmale sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta. 547Questo passo della Genesi è stato chiamato « protovangelo », poiché è ilprimo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna edella vittoria finale di un discendente di lei.
411 La Tradizione cristiana vede in questo passo un annunzio del «nuovo Adamo », 548 che, con la sua obbedienza « fino alla morte dicroce » (Fil 2,8), ripara sovrabbondantemente la disobbedienza di Adamo.549 Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono nella Donnaannunziata nel « protovangelo » la Madre di Cristo, Maria, come « nuova Eva». Ella è stata colei che, per prima e in una maniera unica, ha beneficiatodella vittoria sul peccato riportata da Cristo: è stata preservata da ognimacchia di peccato originale 550 e, durante tutta la sua vitaterrena, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso alcun peccato. 51
412 Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? SanLeone Magno risponde: « L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni miglioridi quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati ». 552 E sanTommaso d'Aquino: « Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia statadestinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che cisiano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di sanPaolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm5,20). Perciò nella benedizione del cero pasquale si dice: "O felicecolpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!" ». 553
413 « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina deiviventi [...]. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» (Sap 1,13; 2,24).
414 Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti peravere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro sceltacontro Dio è definitiva. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellionecontro Dio.
415 « Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però,tentato dal maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà,erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio ».554
416 Per il suo peccato, Adamo, in quanto primo uomo, ha perso lasantità e la giustizia originali che aveva ricevuto da Dio non soltanto persé, ma per tutti gli esseri umani.
417 Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la naturaumana ferita dal loro primo peccato, privata, quindi, della santità e dellagiustizia originali. Questa privazione è chiamata « peccato originale».
418 In conseguenza del peccato originale, la natura umana èindebolita nelle sue forze, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, al poteredella morte, e inclinata al peccato (inclinazione che è chiamata « concupiscenza»).
419 « Noi dunque riteniamo, con il Concilio di Trento, che ilpeccato originale viene trasmesso insieme con la natura umana, "non perimitazione ma per propagazione", e che perciò è "proprio aciascuno" ». 555
420 La vittoria sul peccato riportata da Cristo ci ha donato benimigliori di quelli che il peccato ci aveva tolto: « Laddove è abbondatoil peccato, ha sovrabbondato la grazia » (Rm 5,20).
421 Secondo la fede dei cristiani, questo mondo è stato « creato» ed è « conservato nell'esistenza dall'amore del Creatore »;questo mondo è « certamente posto sotto la schiavitù del peccato,ma liberato da Cristo crocifisso e risorto, con la sconfitta del maligno...». 556
(501) Sant'Agostino, Confessiones, 7, 7,11: CCL 27, 99 (PL 32, 739).
(502) Cf 1 Tm 3,16.
(503) Cf Rm 5,20.
(504) Cf Lc 11,21-22; Gv 16,11; 1Gv 3,8.
(505) Cf Rm 5,12-21.
(506) Cf 1 Cor 2,16.
(507) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 13: AAS 58 (1966) 1034-1035.
(508) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canone 3: DS 1513; Pio XII, Lett. enc. Humanigeneris: DS 3897; Paolo VI, Discorso ai partecipanti al Simposio dialcuni teologi e scienziati sul mistero del peccato originale (11 luglio1966): AAS 58 (1966) 649-655.
(509) Cf Gn 3,1-5.
(510) Cf Sap 2,24.
(511) Cf Gv 8,44; Ap 12,9.
(512) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap.1, De fide catholica: DS 800.
(513) Cf 2 Pt 2,4.
(514) San Giovanni Damasceno, Expositio fidei18 [De fide orthodoxa 2, 4]: PTS 12, 50 (PG 94, 877).
(515) Cf Mt 4,1-11.
(516) Cf Gn 3,1-11.
(517) Cf Rm 5,19.
(518) San Massimo il Confessore, Ambiguorumliber: PG 91, 1156.
(519) Cf Rm 3,23.
(520) Cf Gn 3,9-10.
(521) Cf Gn 3,5.
(522) Cf Gn 3,7.
(523) Cf Gn 3,11-13.
(524) Cf Gn 3,16.
(525) Cf Gn 3,17.19.
(526) Cf Rm 8,20.
(527) Cf Gn 2,17.
(528) Cf Gn 3,19.
(529) Cf Rm 5,12.
(530) Cf Gn 4,3-15.
(531) Cf Gn 6,5.12; Rm 1,18-32.
(532) Cf 1 Cor 1-6; Ap 2-3.
(533) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 13: AAS 58 (1966) 1035.
(534) Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canone 2: DS 1512.
(535) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canone 4: DS 1514.
(536) San Tommaso d'Aquino, Quaestionesdisputatae de malo, 4, 1, c.: Ed. Leon. 23, 105.
(537) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canoni 1-2: DS 1511-1512.
(538) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canone 3: DS 1513.
(539) Cf Concilio di Orange II, Canoni 1-2: DS371-372.
(540) Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali: DS 1510-1516.
(541) Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretumde peccato originali, canone 1: DS 1511; cf Eb 2,14.
(542) Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimusannus, 25: AAS 83 (1991) 823-824.
(543) Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatioet paenitentia, 16: AAS 77 (1985) 213-217.
(544) Cf 1 Pt 5,8.
(545) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 37: AAS 58 (1966) 1055.
(546) Cf Gn 3,9.
(547) Cf Gn 3,15.
(548) Cf 1 Cor 15,21-22.45.
(549) Cf Rm 5,19-20.
(550) Cf Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus:DS 2803.
556) Cf Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretumde iustificatione, canone 23: DS 1573.
(552) San Leone Magno, Sermo 73, 4: CCL88A, 453 (PL 54, 151).
(553) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,III, q. 1, a. 3, ad 3: Ed. Leon. 11, 14; le parole qui riportate da san Tommasovengono cantate nel preconio pasquale dell'« Exsultet ».
(554) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 13: AAS 58 (1966) 1034-1035.
(555) Paolo VI, Credo del popolo di Dio,16: AAS 60 (1968) 439.
(556) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 2: AAS 58 (1966) 1026.