Sezione Seconda
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA
DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO
50 Per mezzo della ragione naturale, l'uomo puòconoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordinedi conoscenza a cui l'uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze,quello della rivelazione divina.49 Per una decisione del tuttolibera, Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo mistero, il suo disegnodi benevolenza prestabilito da tutta l'eternità in Cristo a favore di tutti gliuomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto,il Signore nostro Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.
ARTICOLO 1
LA RIVELAZIONE DI DIO
I. Dio rivela il suo «disegno di benevolenza»
51 « Piacque a Dio nella sua bontà e sapienzarivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante ilquale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santohanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura ».50
52 Dio che « abita una luce inaccessibile » (1 Tm6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamentecreati, per farli figli adottivi nel suo unico Figlio.51 Rivelando sestesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e diamarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.
53 Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad untempo « con eventi e parole » che sono «intimamente connessi tra loro »52e si chiariscono a vicenda. Esso comporta una « pedagogia divina» particolare:Dio si comunica gradualmente all'uomo, lo prepara per tappe a ricevere larivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella Personae nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.
Sant'Ireneo di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l'immagine della reciproca familiarità tra Dio e l'uomo: « Il Verbo di Dio [...] pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fatto Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la volontà del Padre ».53
II. Le tappe della Rivelazione
Fin dal principio, Dio si fa conoscere
54 « Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo,offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre,volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò sestesso ai progenitori ».54 Li ha invitati ad una intima comunionecon sé, rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.
55 Questa rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostriprogenitori. Dio, in realtà, « dopo la loro caduta, con la promessa dellaredenzione, li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante curadel genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano lasalvezza con la perseveranza nella pratica del bene ».55
« Quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la tua amicizia, tu non l'hai abbandonato in potere della morte. [...] Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza ».56
L'Alleanza con Noè
56 Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata dal peccato,Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità intervenendo in ciascuna dellesue parti. L'Alleanza con Noè dopo il diluvio57 esprime il principiodell'economia divina verso le « nazioni », ossia gli uomini riuniti in gruppi,« ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loronazioni » (Gn 10,5).58
57 Quest'ordine, ad un tempo cosmico, sociale e religioso dellapluralità delle nazioni,59 ha lo scopo di limitare l'orgoglio di unaumanità decaduta, la quale, concorde nella malvagità,60 vorrebbecostruire da se stessa la propria unità alla maniera di Babele.61Ma, a causa del peccato,62 sia il politeismo che l'idolatria dellanazione e del suo capo costituiscono una continua minaccia di perversione paganaper questa economia provvisoria.
58 L'Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo dellenazioni,63 fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbiavenera alcune grandi figure delle « nazioni », come « Abele il giusto », ilre-sacerdote Melchisedek,64 figura di Cristo,65 i giusti« Noè, Daniele e Giobbe » (Ez 14,14). La Scrittura mostra così aquale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l'Alleanzadi Noè nell'attesa che Cristo riunisca « insieme tutti i figli di Dio cheerano dispersi » (Gv 11,52).
Dio elegge Abramo
59 Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie Abramchiamandolo: « Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuopadre » (Gn 12,1), per fare di lui Abramo (Abraham), vale a dire « ilpadre di una moltitudine di popoli » (Gn 17,5): « In te sarannobenedette tutte le famiglie della terra » (Gn 12,3).66
60 Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della Promessafatta ai patriarchi, il popolo dell'elezione,67 chiamato a prepararela ricomposizione, un giorno, nell'unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio;68questo popolo sarà la radice su cui verranno innestati i pagani diventaticredenti.69
61 I patriarchi e i profeti ed altre figure dell'Antico Testamentosono stati e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioniliturgiche della Chiesa.
Dio forma Israele come suo popolo
62 Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolodalla schiavitù dell'Egitto. Conclude con lui l'Alleanza del Sinai e gli dà,per mezzo di Mosè, la sua Legge, perché lo riconosca e lo serva come l'unicoDio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatorepromesso.70
63 Israele è il popolo sacerdotale di Dio,71 colui che «porta il nome del Signore » (Dt 28,10). È il popolo di coloro « a cuiDio ha parlato quale primogenito »,72 il popolo dei « fratellimaggiori » nella fede di Abramo.73
64 Attraverso i profeti, Dio forma il suo popolo nella speranza dellasalvezza, nell'attesa di un'Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gliuomini74 e che sarà inscritta nei cuori.75 I profetiannunziano una radicale redenzione del popolo di Dio, la purificazione da tuttele sue infedeltà,76 una salvezza che includerà tutte le nazioni.77Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore78 che porterannoquesta speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora,Anna, Giuditta ed Ester hanno conservato viva lasperanza della salvezzad'Israele. Maria ne è l'immagine più luminosa.79
III. Cristo Gesù -«mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione»
Dio ha detto tutto nel suo Verbo
65 « Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e indiversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, haparlato a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio diDio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale inlui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni dellaCroce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando Eb1,1-2:
« Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. [...] Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, ce l'ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse o novità al di fuori di lui ».81
Non ci sarà altra rivelazione
66 « L'economia cristiana, in quanto è Alleanza nuova e definitiva,non passerà mai e non c'è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblicaprima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo ».82Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamenteesplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta laportata nel corso dei secoli.
67 Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private», alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Essenon appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di« migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, madi aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidatodal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciòche in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoisanti alla Chiesa.
La fede cristiana non può accettare « rivelazioni » che pretendono disuperare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il casodi alcune religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che sifondano su tali « rivelazioni ».
68 Per amore, Dio si è rivelato e si è donato all'uomo. Eglioffre così una risposta definitiva e sovrabbondante agli interrogativi chel'uomo si pone sul senso e sul fine della propria vita.
69 Dio si è rivelato all'uomo comunicandogli gradualmente il suomistero attraverso gesti e parole.
70 Al di là della testimonianza che dà di se stesso nelle cosecreate, Dio si è manifestato ai nostri progenitori. Ha loro parlato e, dopo lacaduta, ha loro promesso la salvezza83 ed offerto la suaAlleanza.
71 Dio ha concluso con Noè un'Alleanza eterna tra lui e tutti gliesseri viventi.84 Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.
72 Dio ha eletto Abramo ed ha concluso un'Alleanza con lui e la suadiscendenza. Ne ha fatto il suo popolo al quale ha rivelato la sua Legge permezzo di Mosè. Lo ha preparato, per mezzo dei profeti, ad accogliere lasalvezza destinata a tutta l'umanità.
73 Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio,nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitivadel Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un'altra rivelazione.
(49) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 4: DS 3015.
(50) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS 58 (1966) 818.
(51) Cf Ef 1,4-5.
(52) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS 58 (1966) 818.
(53) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 20, 2: SC 211, 392 (PG 7, 944); cf, per esempio, Ibid. 3, 17, 1: SC 211, 330 (PG 7, 929); Ibid. 4, 12, 4: SC 100, 518 (PG 7, 1006); Ibid. 4, 21, 3: SC 100, 684 (PG 7, 1046).
(54) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 3: AAS 58 (1966) 818.
(55) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 3: AAS 58 (1966) 818.
(56) Preghiera eucaristica IV: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1983) p. 412.
(57) Cf Gn 9,9.
(58) Cf Gn 10,20-31.
(59) Cf At 17,26-27.
(60) Cf Sap 10,5.
(61) Cf Gn 11,4-6.
(62) Cf Rm 1,18-25.
(63) Cf Lc 21,24.
(64) Cf Gn 14,18.
(65) Cf Eb 7,3.
(66) Cf Gal 3,8.
(67) Cf Rm 11,28.
(68) Cf Gv 11,52; 10,16.
(69) Cf Rm 11,17-18.24.
(70) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 3: AAS 58 (1966) 818.
(71) Cf Es 19,6.
(72) Venerdì Santo, Passione del Signore, Preghiera universale VI: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1983) p. 149.
(73) Cf Giovanni Paolo II, Alloc. nella sinagoga durante l'incontro con la comunità Ebraica della Città di Roma (13 aprile 1986), 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX1, 1027.
(74) Cf Is 2,2-4.
(75) Cf Ger 31,31-34; Eb 10,16.
(76) Cf Ez 36.
(77) Cf Is 49,5-6; 53,11.
(78) Cf Sof 2,3.
(79) Cf Lc 1,38.
(80) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS 58 (1966) 818.
(81) San Giovanni della Croce, Subida del monte Carmelo, 2, 22, 3-5: Biblioteca Mistica Carmelitana, v. 11 (Burgos 1929) p. 184.
(82) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 4: AAS 58 (1966) 819.
(83) Cf Gn 3,15.
(84) Cf Gn 9,16.
ARTICOLO 2
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA
74 Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati edarrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4), cioè di GesùCristo.85 È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tuttii popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino aiconfini del mondo:
« Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni ».86
75 « Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazionedel sommo Dio, ordinò agli Apostoli, comunicando loro i doni divini, dipredicare a tutti il Vangelo che, promesso prima per mezzo dei profeti, egliaveva adempiuto e promulgato con la sua parola, come fonte di ogni veritàsalutare e di ogni regola morale ».87
La predicazione apostolica...
76 La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, èstata fatta in due modi:
— Oralmente, « dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale,negli esempi e nelle istituzioni trasmisero ciò che o avevano ricevuto dallabocca, dalla vita in comune e dalle opere di Cristo, o avevano imparato persuggerimento dello Spirito Santo »;
— Per iscritto, « da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, iquali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunziodella salvezza ».88
...continuata attraverso la successione apostolica
77 « Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nellaChiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi, ad essi"affidando il loro proprio compito di magistero" ».89Infatti, « la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale neilibri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla finedei tempi ».90
78 Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamataTradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene sia ad essastrettamente legata. Per suo tramite « la Chiesa, nella sua dottrina, nella suavita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciòche essa è, tutto ciò che essa crede ».91 « Le asserzioni deisanti Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cuiricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e cheprega ».92
79 In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé medianteil suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: «Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suoFiglio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelorisuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti atutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la parola diCristo ».93
II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura
Una sorgente comune...
80 « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra lorostrettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessadivina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allostesso fine ».94 L'una e l'altra rendono presente e fecondo nellaChiesa il mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20).
...due modi differenti di trasmissione
81 « La Sacra Scrittura è la parola di Dio in quanto è messaper iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito divino ».
« La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio,affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai lorosuccessori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loropredicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano ».95
82 Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissionee l'interpretazione della Rivelazione, « attinga la sua certezza su tutte lecose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devonoessere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto ».96
Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali
83 La Tradizione di cui qui parliamo è quella cheproviene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevutodall'insegnamento e dall'esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo SpiritoSanto. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un NuovoTestamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo dellaTradizione vivente.
Vanno distinte da questa le « tradizioni » teologiche,disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chieselocali.
Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali lagrande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverseepoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste «tradizioni» possonoessere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida delMagistero della Chiesa.
III. L'interpretazione del deposito della fede
Il deposito della fede affidato alla totalità dellaChiesa
84 Il deposito97 della fede (« depositumfidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è statoaffidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tuttoil popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ».98
Il Magistero della Chiesa
85 « L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dioscritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, lacui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo »,99 e cioè aiVescovi in comunione con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.
86 Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio,ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, perdivino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta,santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico depositodella fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio ».100
87 I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: « Chiascolta voi, ascolta me » (Lc 10,16), 101 accolgono condocilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varieforme, dai Pastori.
I dogmi della fede
88 Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell'autorità chegli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una formache obbliga il popolo cristiano ad un'irrevocabile adesione di fede, proponeverità contenute nella rivelazione divina, o anche quando propone in mododefinitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.
89 Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c'è un legame organico. Idogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendonosicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e ilnostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede. 102
90 I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nelcomplesso della rivelazione del mistero di Cristo. 103 « Esiste unordine o "gerarchia" nelle verità della dottrina cattolica, essendodiverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana ». 104
Il senso soprannaturale della fede
91 Tutti i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissionedella verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegnaloro ogni cosa 105 e li guida « alla verità tutta intera » (Gv 16,13).
92 « La totalità dei fedeli [...] non può sbagliarsi nel credere, emanifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tuttoil popolo quando "dai Vescovi fino agli ultimi fedeli laici" esprimel'universale suo consenso in materia di fede e di costumi ». 106
93 «Infatti, per quel senso della fede, che è suscitato e sorrettodallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del sacro Magistero,[...] aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa aisanti, con retto giudizio penetra in essa più a fondo e più pienamentel'applica nella vita». 107
La crescita nell'intelligenza della fede
94 Grazie all'assistenza dello Spirito Santo, l'intelligenza tantodelle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nellavita della Chiesa:
— « con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano incuor loro »; 108 in particolare « la ricerca teologica [...]prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata »; 109
— « con la profonda intelligenza che [i credenti] provano delle cosespirituali »; 110 « divina eloquia cum legente crescunt – leparole divine crescono insieme con chi le legge »; 111
— « con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale,hanno ricevuto un carisma certo di verità ». 112
95 « È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura eil Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra lorotalmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e chetutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un soloSpirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime ».113
96 Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l'hannotrasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l'ispirazione dello SpiritoSanto, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo.
97 « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono unsolo sacro deposito della Parola di Dio », 114 nel quale,come in uno specchio, la Chiesa pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le suericchezze.
98 « La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto,perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tuttociò che essa crede ». 115
99 Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturaledella fede, non cessa di accogliere il dono della rivelazione divina, dipenetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente.
100 L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio èstato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescoviin comunione con lui.
(85) Cf Gv 14,6.
(86) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 7: AAS 58 (1966) 820.
(87) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 7: AAS 58 (1966) 820.
(88) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 7: AAS 58 (1966) 820.
(89) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 7: AAS 58 (1966) 820.
(90) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 820.
(91) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(92) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(93) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(94) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 9: AAS 58 (1966) 821.
(95) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 9: AAS 58 (1966) 821.
(96) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 9: AAS 58 (1966) 821.
(97) Cf 1 Tm 6,20; 2 Tm 1,12-14.
(98) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 10: AAS 58 (1966) 822.
(99) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 10: AAS 58 (1966) 822.
(100) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 10: AAS 58 (1966) 822.
(101) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumengentium, 20: AAS 57 (1965) 24.
(102) Cf Gv 8,31-32.
(103) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. DeiFilius, c. 4: DS 3016 (nesso dei misteri); Concilio Vaticano II, Cost. dogm.Lumen gentium, 25: AAS 57 (1965) 29.
(104) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatisredintegratio, 11: AAS 57 (1965) 99.
(105) Cf 1 Gv 2,20.27.
(106) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumengentium, 12: AAS 57 (1965) 16.
(107) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumengentium, 12: AAS 57 (1965) 16.
(108) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(109) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudiumet spes, 62: AAS 58 (1966) 1084; cf Ibid., 44: AAS 58 (1966) 1065;Cost. dogm. Dei Verbum, 23: AAS 58 (1966) 828; Ibid., 24: AAS 58(1966) 828-829; Decr. Unitatis redintegratio, 4: AAS 57 (1965) 94.
(110) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(111) San Gregorio Magno, Homilia inEzechielem, 1, 7, 8: CCL 142, 87 (PL 76, 843).
(112) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(113) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 10: AAS 58 (1966) 822.
(114) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 10: AAS 58 (1966) 822.
(115) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
I. Il Cristo - Parola unica della Sacra Scrittura
101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agliuomini, parla loro in parole umane. « Le parole di Dio, infatti, espresse conlingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già ilVerbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell'umana natura, si fecesimile agli uomini ». 116
102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non diceche una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stessointeramente. 117
« Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo ». 118
103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divineScritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere aifedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo diCristo. 119
104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suonutrimento e il suo vigore; 120 infatti attraverso la divinaScrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che èrealmente: Parola di Dio. 121 « Nei Libri Sacri, infatti, il Padreche è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra inconversazione con loro ». 122
II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura
105 Dio è l'autore della Sacra Scrittura. « Le cosedivinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute epresentate, furono consegnate sotto l'ispirazione dello Spirito Santo.
« La santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tuttiinteri i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loroparti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio perautore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa ». 123
106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. « Per lacomposizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nelpossesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli stesso in essie per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose cheegli voleva ». 124
107 I libri ispirati insegnano la verità. « Poiché dunquetutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersiasserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libridella Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità cheDio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere ».125
108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ».Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioèche non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ».126 Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, ènecessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello SpiritoSanto ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture. 127
III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura
109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Peruna retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare conattenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa èpiaciuto a Dio manifestare con le loro parole. 128
110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si devetener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generiletterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare,consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta edespressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altrigeneri di espressione ». 129
111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altroprincipio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza ilquale la Scrittura resterebbe « lettera morta »: « La Sacra Scrittura [deve]essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il qualeè stata scritta ». 130
Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazionedella Scrittura conforme allo Spirito che l'ha ispirata: 131
112 1. Prestare grande attenzione « al contenuto e all'unità ditutta la Scrittura ». Infatti, per quanto siano differenti i libri che lacompongono, la Scrittura è una in forza dell'unità del disegno di Dio, delquale Cristo Gesù è il centro e il cuore aperto dopo la sua pasqua. 132
« Il cuore 133 di Cristo designa la Sacra Scrittura, che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la passione, affinché coloro che ormai ne hanno l'intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate ». 134
113 2. Leggere la Scrittura nella « Tradizione vivente di tutta laChiesa ». Secondo un detto dei Padri, « Sacra Scriptura principaliusest in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta 135– la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumentimateriali ». Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria vivadella Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l'interpretazione di essasecondo il senso spirituale (« ...secundum spiritalem sensum, quem Spiritusdonat Ecclesiae – ...secondo il senso spirituale che lo Spirito dona allaChiesa »). 136
114 3. Essere attenti all'analogia della fede. 137Per « analogia della fede » intendiamo la coesione delle verità della fedetra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.
I sensi della Scrittura
115 Secondo un'antica tradizione, si possono distinguere due sensi dellaScrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest'ultimo insenso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensiassicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza.
116 Il senso letterale. È quello significato dalle paroledella Scrittura e trovato attraverso l'esegesi che segue le regole della rettainterpretazione. « Omnes [Sacrae Sripturae] sensus fundentur super unum,scilicet litteralem – Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano su quelloletterale ». 138
117 Il senso spirituale. Data l'unità del disegno di Dio, nonsoltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cuiparla possono essere dei segni.
1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad una comprensione piùprofonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro significato in Cristo; così,la traversata del Mar Rosso è un segno della vittoria di Cristo, e quindi delBattesimo. 139
2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati nella Scrittura possonocondurci ad agire rettamente. Sono stati scritti « per ammonimento nostro » (1Cor 10,11). 140
3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe realtà e certiavvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce (in greco: anagoge verso la nostra Patria. Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemmeceleste. 141
118 Un distico medievale riassume bene il significato dei quattrosensi:
« La lettera insegna i fatti, l'allegoria che cosa credere,
il senso morale che cosa fare, e l'anagogia dove tendere ». 142
119 « È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole,alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura,affinché, con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio dellaChiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare laScrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la qualeadempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola diDio ». 143
« Ego vero Evangelio non crederem, nisi me catholicae Ecclesiae commoveret auctoritas – Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l'autorità della Chiesa cattolica ». 144
120 È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesaquali scritti dovessero essere compresi nell'elenco dei Libri Sacri. 145Questo elenco completo è chiamato « canone » delle Scritture. Comprende perl'Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazionicome un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento. 146 Essi sono:
Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i duelibri di Samuele, i due libri dei Re, i due libri delle Cronache (oParalipomeni), Esdra e Neemìa, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri deiMaccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico deiCantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico), Isaia, Geremia, leLamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioèle, Amos, Abdia, Giona,Michea, Naum, Abacuc, Sofonìa, Aggèo, Zaccaria, Malachia per l'AnticoTestamento.
I Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degliApostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai Corinzi,ai Gàlati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, la prima e la seconda aiTessalonicesi, la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Letteraagli Ebrei, la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, letre Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l'Apocalisse per il NuovoTestamento.
L'Antico Testamento
121 L'Antico Testamento è una parte ineliminabile della SacraScrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valoreperenne, 147 poiché l'Antica Alleanza non è mai stata revocata.
122 Infatti, « l'economia dell'Antico Testamento era soprattuttoordinata a preparare [...] l'avvento di Cristo Salvatore dell'universo ». Ilibri dell'Antico Testamento, « sebbene contengano anche cose imperfette etemporanee », rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell'amoresalvifico di Dio. Essi « esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutareper la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere »; in essi infine « ènascosto il mistero della nostra salvezza ». 148
123 I cristiani venerano l'Antico Testamento come vera Parola di Dio.La Chiesa ha sempre energicamente respinto l'idea di rifiutare l'AnticoTestamento con il pretesto che il Nuovo l'avrebbe reso sorpassato (Marcionismo).
Il Nuovo Testamento
124 « La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza dichiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negliscritti del Nuovo Testamento ». 149 Questi scritti ci consegnano laverità definitiva della rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è GesùCristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la suapassione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sottol'azione dello Spirito Santo. 150
125 I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture « in quantosono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verboincarnato, nostro Salvatore ». 151
126 Nella formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:
1. La vita e l'insegnamento di Gesù. La Chiesa ritiene con fermezzache i quattro Vangeli, « di cui afferma senza esitazione la storicità,trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gliuomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino algiorno in cui ascese al cielo ».
2. La tradizione orale. « Gli Apostoli poi, dopo l'ascensione delSignore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, conquella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosidi Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano ».
3. I Vangeli scritti. « Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli,scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto,redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazionedelle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però inmodo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere ». 152
127 Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lotestimonia la venerazione di cui lo circonda la liturgia e la singolarissimaattrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.
« Non c'è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni ». 153
« Ma è soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni, in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi ».154
L'unità dell'Antico e del Nuovo Testamento
128 La Chiesa, fin dai tempi apostolici, 155 e poicostantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l'unità del piano divinonei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Diodell'Antico Testamento ravvisa prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezzadei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato.
129 I cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce diCristo morto e risorto. La lettura tipologica rivela l'inesauribile contenutodell'Antico Testamento. Questa non deve indurre però a dimenticare che essoconserva il valore suo proprio di rivelazione che lo stesso nostro Signore hariaffermato. 156 Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d'essereletto alla luce dell'Antico. La primitiva catechesi cristiana vi faràcostantemente ricorso. 157 Secondo un antico detto, il NuovoTestamento è nascosto nell'Antico, mentre l'Antico è svelato nel Nuovo: «Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet ». 158
130 La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del pianodivino, quando « Dio sarà tutto in tutti » (1 Cor 15,28). Anche lavocazione dei patriarchi e l'Esodo dall'Egitto, per esempio, non perdono ilvalore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempostesso, tappe intermedie.
V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa
131 « Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza daessere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza dellafede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale ».159 « È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla SacraScrittura ». 160
132 « Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima dellasacra teologia. Anche il ministero della parola, cioè la predicazionepastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelialiturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamentevigoreggia con la parola della Scrittura ». 161
133 La Chiesa « esorta con forza e insistenza tutti i fedeli [...] adapprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3,8) conla frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza delle Scritture,infatti, è ignoranza di Cristo" ». 162
134 Omnis Scriptura divina unus liber est, et hic unus liber estChristus, « quia omnis Scriptura divina de Christo loquitur, et omnisScriptura divina in Christo impletur » – Tutta la divina Scrittura èun libro solo e quest'unico libro è Cristo; « infatti tutta la divinaScrittura parla di Cristo e in lui trova compimento ». 163
135 « Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perchéispirate, sono veramente Parola di Dio ». 164
136 Dio è l'autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira isuoi autori umani; egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezzache i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica. 165
137 L'interpretazione delle Scritture ispirate dev'essere innanzitutto attenta a ciò che Dio, attraverso gli autori sacri, vuole rivelare per lanostra salvezza. Ciò che è opera dello Spirito, non viene pienamente compresose non sotto l'azione dello Spirito. 166
138 La Chiesa riceve e venera come ispirati i 46 libri dell'AnticoTestamento e i 27 libri del Nuovo Testamento.
139 I quattro Vangeli occupano un posto centrale, per lacentralità che Cristo ha in essi.
140 Dall'unità del progetto di Dio e della sua rivelazione derival'unità dei due Testamenti: l'Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre ilNuovo compie l'Antico; i due si illuminano a vicenda; entrambi sono vera Paroladi Dio.
141 « La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come hafatto per il Corpo stesso del Signore »; 167 in ambedue lerealtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola.« Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino »(Sal 119,105). 168
(116) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 13: AAS 58 (1966) 824.
(117) Cf Eb 1,1-3.
(118) Sant'Agostino, Enarratio in Psalmum103, 4, 1: CCL 40, 1521 (PL 37, 1378).
(119) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 21: AAS 58 (1966) 827.
(120) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 24: AAS 58 (1966) 829.
(121) Cf 1 Ts 2,13.
(122) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 21: AAS 58 (1966) 827-828.
(123) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 11: AAS 58 (1966) 822-823.
(124) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 11: AAS 58 (1966) 823.
(125) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 11: AAS 58 (1966) 823.
(126) San Bernardo di Chiaravalle, Homiliasuper "Missus est", 4, 11: Opera, ed. J. Leclercq-H.Rochais, v. 4 (Roma 1966) p. 57.
(127) Cf Lc 24,45.
(128) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 12: AAS 58 (1966) 823.
(129) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 12: AAS 58 (1966) 823.
(130) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 12: AAS 58 (1966) 824.
(131) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 12: AAS 58 (1966) 824.
(132) Cf Lc 24,25-27.44-46.
(133) Cf Sal 22,15.
(134) San Tommaso d'Aquino, Expositio inPsalmos, 21, 11: Opera omnia, v. 18 (Parigi 1876) p. 350.
(135) Cf Sant'Ilario di Poitiers, Liber adConstantium Imperatorem, 9: CSEL 65, 204 (PL 10, 570); San Girolamo, Commentariusin epistulam ad Galatas, 1, 1, 11-12: PL 26, 347.
(136) Origene, Homiliae in Leviticum, 5,5: SC 286, 228 (PG 12, 454).
(137) Cf Rm 12,6.
(138) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,I, q. 1, a. 10, ad 1: Ed. Leon. 4, 25.
(139) Cf 1 Cor 10,2.
(140) Cf Eb 3,1–4,11.
(141) Cf Ap 21,1–22,5.
(142) Agostino di Dacia, Rotulus pugillaris,I: ed. A. Walz: Angelicum 6 (1929) 256.
(143) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 12: AAS 58 (1966) 824.
(144) Sant'Agostino, Contra epistulamManichaei quam vocant fundamenti, 5, 6: CSEL 25, 197 (PL 42, 176).
(145) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(146) Cf Decretum Damasi: DS 179-180;Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1334-1336; Concilio diTrento, Sess. 4a, Decretum de Libris Sacris et de traditionibus recipiendis:DS 1501-1504.
(147) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 14: AAS 58 (1966) 825.
(148) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 15: AAS 58 (1966) 825.
(149) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 17: AAS 58 (1966) 826.
(150) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 20: AAS 58 (1966) 827.
(151) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 18: AAS 58 (1966) 826.
(152) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 19: AAS 58 (1966) 826-827.
(153) Santa Cesaria la Giovane, Epistula adRichildam et Radegundem: SC 345, 480.
(154) Santa Teresa di Gesù Bambino, ManoscrittoA, 83v: Manoscritti autobiografici: Opere complete (Libreria EditriceVaticana, 1997) p. 209.
(155) Cf 1 Cor 10,6.11; Eb 10,1; 1Pt 3,21.
(156) Cf Mc 12,29-31.
(157) Cf 1 Cor 5,6-8; 10,1-11.
(158) Sant'Agostino, Quaestiones inHeptateucum, 2, 73: CCL 33, 106 (PL 34, 623); cf Concilio Vaticano II, Cost.dogm. Dei Verbum, 16: AAS 58 (1966) 825.
(159) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 21: AAS 58 (1966) 828.
(160) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 22: AAS 58 (1966) 828.
(161) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 24: AAS 58 (1966) 829.
(162) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 25: AAS 58 (1966) 829; cf San Girolamo, Commentarii in Isaiam,Prologus: CCL 73, 1 (PL 24, 17).
(163) Ugo di San Vittore, De Arca Noe, 2,8: PL 176, 642; cf Ibid. 2, 9: PL 176, 642-643.
(164) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 24: AAS 58 (1966) 829.
(165) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 11: AAS 58 (1966) 822-823.
(166) Cf Origene, Homiliae in Exodum, 4,5: SC 321, 128 (PG 12, 320).
(167) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. DeiVerbum, 21: AAS 58 (1966) 827.
(168) Cf Is 50,4.