BERÎT: alleanza, impegno, patto

Questo primo termine-chiave compare già nella Genesi, nell’incontro con Abramo, e indica, innanzitutto, la decisione di Dio di unirsi alla sua creatura in un legame di solidarietà

Come avevamo annunciato, eccoci alla prima parola-chiave ebraica della cinquantina che riteniamo fondamentali per avere l’ossatura della lingua in cui è composto quasi tutto l’Antico Testamento (è noto, infatti, che sette dei 46 libri biblici sono giunti a noi in greco, mentre alcune parti del Libro di Daniele sono in un’altra lingua semitica, l’aramaico). Un autore cristiano del VI sec., Massimo il Confessore, ammoniva: «Se non conosci le parole, come puoi conoscere la Parola?». Nel Vangelo di Giovanni si legge che «il Verbo [la Parola divina] si fece carne» (1,14) e, quindi, linguaggio, cultura, concrete parole umane.

Il primo vocabolo che abbiamo scelto – e che nell’originale ebraico si scrive e si legge da destra a sinistra, come l’arabo – è berît, un termine femminile che risuona 287 volte nella Bibbia e che di solito è reso con «alleanza». Diciamo subito che il suo signiŠcato è, però, più ampio e si muove lungo due direzioni.

Da un lato, è un patto tra due soggetti: nel nostro caso, tra Dio e il popolo. Ad Abramo il Signore dice: «Porrò la mia alleanza (berît) tra me e te» (Genesi 17,2). Al Sinai la berît è siglata col sangue di un sacriŠcio, versato sull’altare che rappresenta Dio e asperso sul popolo e questa è la dichiarazione di Mosè: «Ecco il sangue dell’alleanza (berît) che il Signore ha concluso con voi» (Esodo 24,8).

D’altro lato, però, questo incontro tra Dio e l’umanità è voluto per primo dal Signore che decide liberamente di unirsi alla sua creatura in un legame di solidarietà: è, quindi, innanzitutto un suo «impegno», una «promessa», ed è per questo che è divenuto comune parlare di «testamento», essendo quel vincolo un dono di amore. La Bibbia, però, ci insegna che l’infedeltà di Israele, il popolo destinatario dell’elezione-alleanza, infrange quel legame.

Ecco, allora, la scelta del Signore per cercare di tenere stretto a sé il suo popolo. È ciò che spiega il profeta Geremia, seguito da Ezechiele, quando parla di «nuova berît»: essa non sarà codiŠcata sulle tavole ufŠficiali della legge, ossia il protocollo formale di alleanza da osservare, bensì sarà scritta nel cuore delle persone: si legga il passo di Geremia 31,31-33, un testo che sarà citato integralmente nel Nuovo Testamento dalla Lettera agli Ebrei (8,8-12). Ad esso rimanderà Gesù nell’ultima cena, quando sulla coppa del vino dirà: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi» (Luca 22,20).

La berît-alleanza col Signore è, quindi, grazia divina e impegno umano. Tanto altro si potrebbe dire su questo tema: nella mia biblioteca personale ho almeno una ventina di volumi in varie lingue che lo trattano. Concludo con una curiosità: in ebraico «stipulare l’alleanza» si dice karat berît, letteralmente «tagliare l’alleanza». Per capirne il senso, invitiamo i lettori a seguire il racconto del patto tra Abramo e il Signore in Genesi 15,7-21.

È una scena notturna emozionante: il patriarca prende alcuni animali, «li divide in due e colloca ogni metà di fronte all’altra». In mezzo sarebbe dovuto passare lui per un rito di automaledizione che potremmo esprimere così: «Accada a me come a questi animali se violerò il patto con Dio». E, invece, sarà solo un fuoco, simbolo del Signore, ad attraversare quelle carni divise: l’alleanza è, come si diceva, innanzitutto un impegno divino. È lui l’unico alleato sempre fedele al patto.

 


03.12.2020



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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