Il difensore dei senza difesa

In questa tappa che dedichiamo ancora alla seconda virtù cardinale, la giustizia, lasciamo la voce alla Parola di Dio, a partire dai profeti, instancabili nel reclamare la presenza necessaria di questa virtù nel groviglio delle vicende umane. Ascoltiamo qualche loro appello: «Ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova (…) Odiate il male, amate il bene e ristabilite il diritto nei tribunali (…) Scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne» (Isaia 1,17; Amos 5,15.24).

Dio nella Bibbia è dipinto come il go’el, ossia il difensore dei senza difesa, delle vittime dell’ingiustizia: «Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora (…) Egli rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri (…), ama i giusti, protegge lo straniero, sostiene l’orfano e la vedova» (Salmi 68,6; 146,7-9). Il segno della venuta del Messia è uno solo: «Reggerà con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine. Le montagne porteranno pace al popolo e le colline giustizia. Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l’oppressore (…) Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace (…) Non giudicherà secondo le apparenze, non prenderà decisioni per sentito dire, ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese» (Salmo 72,2-4.7; Isaia 11,3-4).

La voce di Cristo echeggerà quella dei profeti in modo forte e chiaro. Sceglieremo ora solo una delle sue parabole per illustrare la giustizia sociale in una dimensione particolare, quella giudiziaria (Luca 18, 2-8). Essa ha per protagonisti un giudice, che è un freddo (e forse corrotto) burocrate della giustizia pubblica, e una donna oppressa nei suoi diritti ma non domata, infelice ma non rassegnata. È una vedova che si erge reclamando senza tregua il diritto che le è dovuto, consapevole che è Dio stesso a difenderla, come sopra si è detto, e che quindi violare la giustizia non è solo un atto socialmente perverso ma è anche un sacrilegio perché si colpisce il difensore dei deboli, il Signore.

È per questo che nel libro anticotestamentario del Levitico si ordinava di «non commettere ingiustizia in giudizio trattando parzialmente il povero e usando preferenze per il potente» (19,15). E in un altro libro biblico di taglio legale, il Deuteronomio, si ribadiva: «Non farai violenza al diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi… La giustizia e solo la giustizia seguirai!» (16,19-20).

Isaia non esiterà a scagliare questa maledizione: «Guai a coloro che emettono decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive, per negare la giustizia ai miseri, per frodare del diritto i poveri del mio popolo, per fare delle loro vedove la loro preda e per spogliare gli orfani» (10,1-2). Alla fine della storia – promette l’Apocalisse – entrerà in scena «un cavallo bianco e il suo cavaliere si chiamerà Fedele e Giusto: egli giudicherà e combatterà con giustizia» (19,11). È il Dio della giustizia, i cui «giudizi sono veri e giusti» (19,2). Possiamo, allora, concludere il ritratto della giustizia, che è stato affidato a più puntate della nostra rubrica, con le indimenticabili parole di Cristo: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati… Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli… Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia!» (Matteo 5,6.10; 6,33).


28.09.2023



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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