L’avaro non sa godere della sua ricchezza

Sant’Ambrogio aveva anche il dono dell’ironia: lo dimostra in modo folgorante in un esempio inserito nel suo scritto sull’insaziabilità di un ricco instancabile nell’accumulare. Protagonista di quell’opera è un povero contadino biblico di nome Nabot che dà il titolo all’opera latina del vescovo di Milano, De Nabuthe, la cui storia è narrata nel c. 21 del Primo Libro dei Re. Nel IX sec. a.C. Acab, re di Israele, e sua moglie, la principessa fenicia Gezabele vogliono allargare il già vasto parco della loro residenza estiva, aggregando l’unico appezzamento familiare di Nabot. Costui, però, resiste basandosi sulla legge; ma viene eliminato con una condanna a morte attraverso la sentenza infame di un tribunale compiacente nei confronti del potere reale.

Ebbene, per sottolineare come il ricco avaro non sia mai contento del suo possesso, sant’Ambrogio narra un episodio paradossale di avidità: «Ho saputo con certezza che un ricco avaro, quando gli si preparava un uovo, si lamentava che così si uccideva un futuro pollo!». Ritorniamo, allora, a questo vizio capitale che abbiamo già illustrato nelle puntate precedenti della nostra rubrica, tenendo sempre ben presente un altro monito ironico, questa volta però di uno scrittore anticlericale, Voltaire, che nel 1764 annotava: «Gli uomini spesso odiano coloro che chiamano avari solo perché non possono cavarne nulla».

Questa volta considereremo brevemente uno dei volti terribili dell’avarizia, l’usura. A chi stava per varcare la soglia del tempio di Gerusalemme il Salmista elencava una serie di condizioni morali previe tra le quali una suonava così: «Colui che presta denaro, non faccia usura» (Salmo 15,5). Si pensi che in Mesopotamia i tassi di interesse variavano tra il 17 e il 50 per cento, per raggiungere in alcuni casi il 100 per cento sul grano! Il profeta Amos nell’VIII sec. protestava contro chi «comprava con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali» (2,6). La legge biblica era, al riguardo, chiara: «Se tu presti denaro a qualcuno del tuo popolo, all’indigente che sta con te, non ti devi comportare da usuraio» (Esodo 22,24).

Sappiamo quanto tragica sia la piaga dell’usura anche ai nostri giorni, come lo era in passato. Basti solo evocare la celebre commedia Il mercante di Venezia (1596-97) di Shakespeare con l’usuraio Shylock che esige dal creditore che gli deve tremila ducati un compenso terribile e sanguinario. Infatti, in caso di insolvenza, egli richiederà una libbra di carne, tagliata dal corpo vivo di Antonio, il mercante di Venezia suo debitore. Lasciamo ai nostri lettori di ritrovare il discusso esito finale dell’opera del celebre scrittore inglese. Egli, però, ha saputo rappresentare – sia pure coi condizionamenti e i preconcetti socio-culturali del tempo (Shylock è un ebreo) – la macabra violenza insita nell’usura che strappa la carne e la vita stessa alle sue vittime.

Concludiamo, però, le varie riflessioni dedicate in queste settimane al vizio dell’avidità avara con un personaggio che tutti abbiamo in mente, Giuda il traditore di Gesù, riproponendo la scena narrata dall’evangelista Giovanni (12,1-11). Alla sua cupidigia («era ladro e, poiché gestiva la cassa, prendeva quello che vi si versava») si oppone la generosità luminosa di Maria di Betania che, senza esitazione, versa una libbra (circa tre etti) di prezioso nardo balsamico indiano sui piedi di Cristo. L’amore non calcola, anzi, sciala e, se due fidanzati cominciano a contare i doni che si sono fatti, è segno che stanno lasciandosi…

 

 


16.03.2023



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

Altri articoli

La parrocchia e la sua corale

Nel cuore di Trastevere sorge la basilica dedicata a Santa Cecilia. Varchiamo il portale ed entriamo idealmente in questo splendido tempio, ricco di arte e di memorie storiche. Ci dirigiamo verso il presbiterio e, sotto il baldacchino marmoreo di Arnolfo da Cambio, si è subito attirati da una giovane...

I miliardi e i miliardi di poveri

Miliardi sono i poveri che spesso mancano del necessario per vivere… Del mondo essi sono la maggior parte, miliardi di persone». Per due volte nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit (n. 15) e nell’enciclica Laudato si’ (n. 49), papa Francesco evoca...

L’indulgenza dell’Anno santo

Benevola disposizione d’animo per cui si è portati a perdonare, compatire, scusare le colpe, gli errori, i difetti altrui». Così si legge nel Dizionario Enciclopedico Treccani alla voce “Indulgenza”, mentre “Indulgente” è «la persona che, per...

Dall’abisso della colpa alla luce del perdono

Talora la paura dei peccati che scopro in me stesso mi dispera, talvolta invece la speranza della tua misericordia mi sostiene. Ma perché la tua misericordia è più grande della mia miseria, io non cesserò di sperare». Ho soffiato via la polvere del linguaggio quattrocentesco di fra...

Istruire ed educare

Si chiamava Isidra ed era una giovane professoressa di Lettere. Ragazzino di prima media, l’ascoltavo durante le lezioni nella mia cittadina di nascita, Merate (Lecco), in una scuola che in passato aveva visto come alunno anche Alessandro Manzoni. È sorprendente, ma quella docente riuscì a seguire tutto il...

«I discepoli partirono e predicarono dappertutto»

Se non puoi essere un pino sul monte, sii un salice nella valle. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere; poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita»....

Nel ventre sotterraneo di Roma ecco le catacombe

Nel ventre di Roma si ramifica un vero e proprio mondo sotterraneo. Si tratta di gallerie lunghe fino a 12/13 km, distribuite talora su 5 piani con cubicoli e cappelle non di rado mirabilmente affrescate. Stiamo parlando delle “catacombe”, un termine che forse deriva dal greco katà kúmbas,...

Tre percorsi nella Bibbia

Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri siano già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto perché Dio deve avere la prima...

Delitto, castigo e perdono

La giustizia di questo mondo somiglia alle ragnatele che si trovano nelle tinaie. Dio guardi mosche e moscerini che vi bazzicano vicino: purgano subito il delitto non appena vi si impigliano. Invece i calabroni bucano, passano senza danno, e la suola dello scarpone tocca tutta al ragno». Ho tradotto dal dialetto milanese...

La croce che attira l’umanità

Era il 14 settembre 335, e l’imperatore Costantino – su impulso di sua madre Elena che aveva ritrovato alcune reliquie della croce di Cristo in quell’area – faceva consacrare due basiliche, l’una che accoglieva in sé il Golgota (uno sperone roccioso a forma di...