Lo splendore del Carmelo, vigna divina

Evocare la montagna in questo periodo di vacanze è spontaneo perché è, con il mare, una delle mete preferite. Nello spazio di questa nostra rubrica dedicata all’ecologia, così come la presenta la Bibbia, finora abbiamo fatto svettare tre monti sacri fondamentali, una triade capitale nella stessa storia della salvezza, il Sion-Moria, il Sinai-Horeb e il Golgota-Calvario. Vogliamo ora concludere con una delle tante altre montagne bibliche (a suo tempo le avevamo fatte sfilare tutte nel nostro volume I monti di Dio, pubblicato dalla San Paolo nel 2001). Si tratta del Carmelo, un alto promontorio verdeggiante che si protende nel Mediterraneo incombendo alle sue spalle sulla moderna città israeliana di Haifa. La sua bellezza era tale che il poeta del Cantico dei cantici non esitava a compararla alla nobiltà leggiadra della testa della donna amata, protagonista di questo poemetto: «Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo» (7,6). La fama di questa altura è però legata all’ordalia che il profeta Elia aveva compiuto su di essa sfidando i profeti di Baal, il dio dei Cananei, gli indigeni della Terrasanta: ai nostri lettori lasciamo di seguire questa vivace avventura, che è quasi «sceneggiata» dal vivo e che è narrata nel capitolo 18 del Primo Libro dei Re. Noi, però, anziché presentare i passi biblici che mettono in scena questo monte – definito spesso con la formula «lo splendore del Carmelo» (Isaia 35,2), anche perché il suo nome significa «vigna divina», «giardino fertile» – proporremo una sorta di deviazione. Giungeremo infatti al XVI secolo, quando in Spagna il grande mistico carmelitano san Giovanni della Croce compone nel 1578 uno dei suoi capolavori, la Salita del monte Carmelo, un’opera che rimarrà incompiuta. È un testo raffinato di alta spiritualità, carico di simboli e di esperienze interiori. L’ascensione simbolica a questa montagna diventa una parabola dell’ascesi dell’anima che si purifica nella fatica di percorrere i sentieri spirituali d’altura: si deve infatti ricordare che il termine «ascesi-ascetica» è modellato sul greco áskesis, che significa l’«esercizio» tipico dell’atleta o del danzatore. Costoro sembrano sfidare le stesse leggi della fisica, proprio a causa del loro continuo allenamento preparatorio. Tra l’altro, uno dei mistici contemporanei più noti, Thomas Merton, aveva intitolato una delle sue opere più note La montagna delle sette balze (1949). Ebbene, san Giovanni della Croce era solito disegnare più volte un bozzetto del monte Carmelo ricomponendolo con una serie di frasi stese in modo micrografico. Esse indicavano i vari percorsi spirituali, gli itinerari di ascesi, le salite ardue verso l’illuminazione piena che si sarebbe conquistata raggiungendo la cima del monte. Questi disegni il santo li distribuiva alle suore di cui era confessore perché li tenessero nel loro libro di preghiere. A margine sottolineiamo che l’Ordine dei Carmelitani e la devozione alla Madonna del Carmelo – la cui memoria si celebra il 16 luglio – fiorirono nel XII secolo con un gruppo di eremiti ritiratisi in solitudine sulla vetta di quel monte ove ora sorge un santuario. Il primo superiore generale di questo Ordine, san Simone Stock (morto nel 1265), ricevette dalla Madre di Gesù lo «scapolare» che ancor oggi molti fedeli indossano.


13.08.2020



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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