Malattie inguaribili, ma non incurabili

Nulla sa più di fiele del soffrire, nulla sa più di miele dell’aver sofferto. Nulla sfigura il corpo più della sofferenza, ma nulla di fronte a Dio abbellisce l’anima più dell’aver sofferto ». Era il XIII secolo e Meister Eckhart, geniale e provocatorio teologo e mistico tedesco, affidava a queste righe una verità che un po’ tutti abbiamo sperimentato in noi stessi o in chi conosciamo e amiamo. Del dolore parleremo anche noi questa volta, convinti di una certa impotenza a dire qualcosa di incisivo e decisivo. Lo facciamo perché in questo fine settimana è in calendario il Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità.

Anche per Gesù, questo è stato un tema capitale nella sua vita. Nel noto discorso programmatico che tiene nella sinagoga di Nazaret, annunciando «l’anno di grazia del Signore», in pratica il suo “Giubileo”, pone tra i cardini della sua missione il rendere «ai ciechi la vista» (Luca 4,16-19), scegliendo una malattia emblematica anche a livello spirituale. «Il Signore ridona la vista ai ciechi», cantava già il Salmista (146,8) e, alla venuta del Messia, «si apriranno gli occhi ai ciechi» (Isaia 29,18; 35,5; 42,7).

Le mani di Cristo sono incessantemente protese verso i malati: se stiamo alle pagine che l’evangelista Marco dedica alla missione pubblica di Gesù, i racconti dei miracoli occupano il 47%. Per far questo, egli non esita a trasgredire anche le norme della Legge biblica: il lebbroso, considerato un paziente infettivo ma anche e soprattutto uno “scomunicato” costretto all’isolamento sociale, non solo è incontrato da Cristo ma anche “toccato”, quasi ad assumere su di sé il male dell’altro (cfr. Marco 1,40-45).

Appare, così, un aspetto particolare della sua “compassione”, del “patire con” colui che soffre, partecipando al suo tormento, come nel caso del figlio della vedova di Nain, ove Luca usa per esprimere l’emozione di Gesù il verbo materno delle viscere che si commuovono (splanchnízomai), entrando quindi in sintonia con la sofferenza di quella madre. In questa luce – anche per noi stessi, suoi discepoli – dovremmo dire che non esistono malattie incurabili, esistono solo malattie inguaribili.

L’essere malato non è solo una questione biologica o fisiologica, ma è un’esperienza esistenziale. Certo, al capezzale del paziente è necessaria la presenza della scienza medica, ma si devono accostare anche l’umanità e la spiritualità. La terapia e l’assistenza sanitaria devono dare il loro contributo tecnico, ma il malato invoca implicitamente anche amore, vicinanza, “sim-patia”, cioè un po’ di comprensione e condivisione, appunto la “com-passione” a cui prima alludevamo. Come ha fatto Gesù, è necessario operare una sorta di intreccio che esprimiamo con due verbi inglesi assonanti tra loro, to cure che rimanda alla terapia, e to care, che implica amore e prossimità a chi soffre. Cristo guariva ma era anche vicino alle varie miserie umane.

Egli non ha sanato tutti i malati di allora e, in questo modo, possiamo dire che si conferma quanto abbiamo sopra affermato: esistono sindromi invincibili, legate al limite creaturale, ma è altrettanto vero che esse non sono incurabili nel senso che possono ricevere sempre la “cura” affettuosa e la vicinanza umana.


03.04.2025



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

Altri articoli

La parrocchia e la sua corale

Nel cuore di Trastevere sorge la basilica dedicata a Santa Cecilia. Varchiamo il portale ed entriamo idealmente in questo splendido tempio, ricco di arte e di memorie storiche. Ci dirigiamo verso il presbiterio e, sotto il baldacchino marmoreo di Arnolfo da Cambio, si è subito attirati da una giovane...

I miliardi e i miliardi di poveri

Miliardi sono i poveri che spesso mancano del necessario per vivere… Del mondo essi sono la maggior parte, miliardi di persone». Per due volte nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit (n. 15) e nell’enciclica Laudato si’ (n. 49), papa Francesco evoca...

L’indulgenza dell’Anno santo

Benevola disposizione d’animo per cui si è portati a perdonare, compatire, scusare le colpe, gli errori, i difetti altrui». Così si legge nel Dizionario Enciclopedico Treccani alla voce “Indulgenza”, mentre “Indulgente” è «la persona che, per...

Dall’abisso della colpa alla luce del perdono

Talora la paura dei peccati che scopro in me stesso mi dispera, talvolta invece la speranza della tua misericordia mi sostiene. Ma perché la tua misericordia è più grande della mia miseria, io non cesserò di sperare». Ho soffiato via la polvere del linguaggio quattrocentesco di fra...

Istruire ed educare

Si chiamava Isidra ed era una giovane professoressa di Lettere. Ragazzino di prima media, l’ascoltavo durante le lezioni nella mia cittadina di nascita, Merate (Lecco), in una scuola che in passato aveva visto come alunno anche Alessandro Manzoni. È sorprendente, ma quella docente riuscì a seguire tutto il...

«I discepoli partirono e predicarono dappertutto»

Se non puoi essere un pino sul monte, sii un salice nella valle. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere; poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita»....

Nel ventre sotterraneo di Roma ecco le catacombe

Nel ventre di Roma si ramifica un vero e proprio mondo sotterraneo. Si tratta di gallerie lunghe fino a 12/13 km, distribuite talora su 5 piani con cubicoli e cappelle non di rado mirabilmente affrescate. Stiamo parlando delle “catacombe”, un termine che forse deriva dal greco katà kúmbas,...

Tre percorsi nella Bibbia

Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri siano già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto perché Dio deve avere la prima...

Delitto, castigo e perdono

La giustizia di questo mondo somiglia alle ragnatele che si trovano nelle tinaie. Dio guardi mosche e moscerini che vi bazzicano vicino: purgano subito il delitto non appena vi si impigliano. Invece i calabroni bucano, passano senza danno, e la suola dello scarpone tocca tutta al ragno». Ho tradotto dal dialetto milanese...

La croce che attira l’umanità

Era il 14 settembre 335, e l’imperatore Costantino – su impulso di sua madre Elena che aveva ritrovato alcune reliquie della croce di Cristo in quell’area – faceva consacrare due basiliche, l’una che accoglieva in sé il Golgota (uno sperone roccioso a forma di...