Quanto è “normale” la Sacra Famiglia

  Sono finite le vacanze e riaprono le scuole, le officine e gli uffici. Uno dei drammi di questi anni – lo sanno tutti – è la disoccupazione. Il delizioso quadretto familiare che offre il Salmo 128 ha, al riguardo, una significativa componente di base proprio in apertura. Da un lato, c’è la qualità morale del marito, un uomo che «teme il Signore e cammina nelle sue vie» (v. 1).

D’altro lato, c’è proprio il lavoro che gli assicura il sostentamento della sua famiglia numerosa, composta da una moglie simile a una vite feconda e da vari figli vigorosi come virgulti d’olivo: «Del lavoro delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene» (v. 2). D’altronde, come insegnava il libro della Genesi, l’uomo è stato collocato sulla terra «perché la coltivasse e la custodisse» (2,15). Sarà il peccato nella storia a devastare la terra e a renderla arida così da trasformare l’avventura del lavoro in un’azione alienante e improba: «Con dolore trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita... Col sudore del tuo volto mangerai il pane» (3,17.19).

Anche Gesù si presenta a noi con le mani callose di un operaio, collaboratore del padre legale Giuseppe: egli è denominato dai suoi compaesani nazaretani come «il figlio del falegname» (Matteo 13,55). Anzi, è lui stesso definito “falegname” e “figlio di Maria”, appartenente a un clan familiare ben noto ai suoi concittadini (Marco 6,3).

Quale sia esattamente la professione di questa famigliola si deve dedurre dal termine greco téktôn, usato dai Vangeli, che rimanda appunto al falegname e al carpentiere. L’equivalente nella lingua parlata da Gesù, l’aramaico, era naggara’ e poteva anche indicare il capomastro. Con buona pace di chi ha immaginato un Giuseppe come conduttore di un’impresa di costruzioni o di artigianato, dobbiamo ritenere che – considerato anche il quadro socio-economico popolare di allora – quella di Gesù fosse, invece, una famiglia di livello modesto.

Certo, non era la povertà estrema, che pure registrava allora ampi strati di presenza come si evince dalla folla che seguiva Gesù, ma si trattava di uno statuto sociale molto comune, con mezzi di sussistenza sufficienti, anche se scarsi. Gesù, perciò, apparteneva alla grande massa operaia, ed è proprio per questo che i suoi compaesani si scandalizzavano: una figura di estrazione così modesta come poteva compiere atti talmente rilevanti e godere di una popolarità sempre più vasta? La “Sacra Famiglia” si iscrive, perciò, nella linea delle tante famiglie che risiedono oggi nei condomini anonimi e che, per andare in vacanza, spesso devono ricorrere all’ospitalità di amici, come accade a Gesù quando è in visita nella capitale, a Gerusalemme.

Là, infatti, si fa accogliere in una casa di tre fratelli, Lazzaro, Marta e Maria, non avendo né possedimenti né beni tali da permettergli altri tipi di soggiorno. Non dimentichiamo la dura frase autobiografica che Cristo ci ha lasciato: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Matteo 8,20).


04.09.2015



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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