HÔRA: ora, tempo

«Era l’ora terza [le nove del mattino] quando lo crocifissero… Quando fu l’ora sesta [mezzogiorno], si fece buio su tutta la terra, fino all’ora nona [le tre pomeridiane]. E all’ora nona Gesù gridò a gran voce: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Così l’evangelista Marco scandisce la cronologia di quel giorno primaverile, forse dell’anno 30 (15,25.33-34), una data capitale nella storia dell’umanità, che verrà commemorata anche nel prossimo venerdì santo, il 15 aprile.

È stato spontaneo, perciò, scegliere come vocabolo da meditare proprio la parola greca hôra, che è entrata anche nella nostra lingua. Certo, c’è un aspetto temporale in questo termine, una dimensione che spesso appare nelle 106 volte in cui ricorre nel Nuovo Testamento. Pensiamo, per esempio, alla sequenza delle ore terza, sesta e nona che appaiono nella parabola degli operai assunti a lavorare nella sua vigna da un proprietario che sorprenderà alla fine per il curioso trattamento salariale (Matteo 20,1-16). Oppure ricordiamo che Gesù si incontra con la donna samaritana all’ora sesta presso il pozzo di Giacobbe, nel momento più caldo del giorno (Giovanni 4,6).

Tuttavia, è proprio il quarto evangelista ad assegnare all’ora della crocifissione e morte di Cristo un valore che supera la mera cronologia. È ciò che appare agli esordi stessi del suo ministero pubblico, quando a Cana di Galilea compie il suo primo «segno», cioè un miracolo dal significato ulteriore rispetto alla semplice offerta di un vino abbondante al pranzo nuziale. La parola «ora» risuona sulle sue labbra nell’apparentemente gelida risposta all’essenziale e concreta osservazione di Maria, sua madre: «Non hanno vino» (2,3). Cristo replica: «Donna, che vuoi da me [letteralmente: che c’è tra me e te?]? Non è ancora giunta la mia ora!» (2,4).

In realtà, la frase usata da Gesù ricalca un modulo dialogico del mondo semitico, ed è meno brutale di quanto suona alle nostre orecchie. Infatti, con essa si segnalava solo la diversità dei punti di vista riguardo a una particolare questione. La madre rimanda alla mancanza materiale di vino, Cristo si pone in un’altra prospettiva di taglio simbolico, ed è appunto il riferimento all’«ora» che non è ancora giunta. Dovremmo scrivere la parola con la maiuscola, «Ora», perché nel linguaggio dell’evangelista Giovanni con essa si allude all’evento fondamentale della vita di Cristo, cioè alla sua passione, morte e glorificazione, non a una data, quindi, ma a un momento supremo.

Così, per esemplificare, quando si tenterà di arrestare Gesù, l’evangelista annota che «nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua Ora» (7,30), frase ripetuta per un altro tentativo di arresto (8,20). L’Ora alla fine si compie: «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (13,1). E nel cenacolo egli inizierà così la preghiera terminale dei discorsi dell’ultima cena: «Padre, è venuta l’Ora…» (17,1).

La risposta di Gesù a Cana, allora, non era sdegnata né conteneva un disimpegno, ma esprimeva una diversa prospettiva che Cristo faceva già balenare a sua madre. Il dono del vino non deve essere iscritto nel registro degli atti prodigiosi, ma deve essere orientato verso quella meta che dà senso a tutta l’esistenza e all’opera precedente di Cristo, e che è appunto la sua Ora. Non per nulla, in finale di scena, l’evangelista parla del miracolo di Cana definendolo «un segno» (2,11) che è proteso proprio verso quell’Ora suprema di cui è indizio ed emblema. E, dopo la morte di Gesù in croce, Maria scenderà dal Golgota e Giovanni annoterà, quasi a stabilire un ponte con il lontano evento di Cana: «Da quell’Ora, il discepolo [prediletto] l’accolse con sé» (19,27). 

 

 


07.04.2022



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

Altri articoli

La parrocchia e la sua corale

Nel cuore di Trastevere sorge la basilica dedicata a Santa Cecilia. Varchiamo il portale ed entriamo idealmente in questo splendido tempio, ricco di arte e di memorie storiche. Ci dirigiamo verso il presbiterio e, sotto il baldacchino marmoreo di Arnolfo da Cambio, si è subito attirati da una giovane...

I miliardi e i miliardi di poveri

Miliardi sono i poveri che spesso mancano del necessario per vivere… Del mondo essi sono la maggior parte, miliardi di persone». Per due volte nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit (n. 15) e nell’enciclica Laudato si’ (n. 49), papa Francesco evoca...

L’indulgenza dell’Anno santo

Benevola disposizione d’animo per cui si è portati a perdonare, compatire, scusare le colpe, gli errori, i difetti altrui». Così si legge nel Dizionario Enciclopedico Treccani alla voce “Indulgenza”, mentre “Indulgente” è «la persona che, per...

Dall’abisso della colpa alla luce del perdono

Talora la paura dei peccati che scopro in me stesso mi dispera, talvolta invece la speranza della tua misericordia mi sostiene. Ma perché la tua misericordia è più grande della mia miseria, io non cesserò di sperare». Ho soffiato via la polvere del linguaggio quattrocentesco di fra...

Istruire ed educare

Si chiamava Isidra ed era una giovane professoressa di Lettere. Ragazzino di prima media, l’ascoltavo durante le lezioni nella mia cittadina di nascita, Merate (Lecco), in una scuola che in passato aveva visto come alunno anche Alessandro Manzoni. È sorprendente, ma quella docente riuscì a seguire tutto il...

«I discepoli partirono e predicarono dappertutto»

Se non puoi essere un pino sul monte, sii un salice nella valle. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere; poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita»....

Nel ventre sotterraneo di Roma ecco le catacombe

Nel ventre di Roma si ramifica un vero e proprio mondo sotterraneo. Si tratta di gallerie lunghe fino a 12/13 km, distribuite talora su 5 piani con cubicoli e cappelle non di rado mirabilmente affrescate. Stiamo parlando delle “catacombe”, un termine che forse deriva dal greco katà kúmbas,...

Tre percorsi nella Bibbia

Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri siano già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto perché Dio deve avere la prima...

Delitto, castigo e perdono

La giustizia di questo mondo somiglia alle ragnatele che si trovano nelle tinaie. Dio guardi mosche e moscerini che vi bazzicano vicino: purgano subito il delitto non appena vi si impigliano. Invece i calabroni bucano, passano senza danno, e la suola dello scarpone tocca tutta al ragno». Ho tradotto dal dialetto milanese...

La croce che attira l’umanità

Era il 14 settembre 335, e l’imperatore Costantino – su impulso di sua madre Elena che aveva ritrovato alcune reliquie della croce di Cristo in quell’area – faceva consacrare due basiliche, l’una che accoglieva in sé il Golgota (uno sperone roccioso a forma di...