I rapporti tra giovani e vecchi
Nel 2015 è apparso sugli schermi cinematografici un film significativamente intitolato Youth - La giovinezza, del regista Paolo Sorrentino. In esso due amici alle soglie degli ottant’anni si recano in vacanza coi loro giovani figli e in loro sboccia quella forma di nostalgia ma anche di separatezza che interviene tra le diverse generazioni. È una costante di molti testi letterari, spesso con colori pessimistici, come dichiarava il poeta francese del ’500 Pierre Rousard nei suoi Sonetti per Elena: «Il vero tesoro dell’uomo è la verde giovinezza, il resto dei nostri anni è una serie di inverni».
Anche nella Bibbia emerge questa malinconica considerazione: abbiamo già evocato tempo fa un passo piuttosto amaro del Qohelet (11,7-12,7) che contrappone la freschezza della giovinezza allo sfacelo della vecchiaia. Noi ora, basandoci su un altro sapiente d’Israele, il Siracide, cercheremo invece di illustrare in modo spirituale e morale il rapporto tra il figlio giovane e il genitore anziano. Si tratta di un paragrafo molto intenso del quale suggeriamo la lettura integrale (3,1-16). Potremmo considerarlo un appassionato commento al quarto comandamento del Decalogo: «Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà» (Deuteronomio 5,16).
Il verbo “onorare” nell’originale ebraico (kabbed) ha un valore molto più forte, tant’è vero che è usato anche per indicare la venerazione verso Dio, cioè l’atteggiamento religioso fondamentale. È, quindi, un impegno vitale che comporta non solo il rispetto ma anche il sostegno economico, la vicinanza umana, l’affetto nei confronti di coloro che sono stati la radice della propria esistenza, soprattutto quando essi si stanno avviando verso il viale del tramonto. È ciò che appare in modo netto nel brano del Siracide che si apre ribadendo proprio questo verbo: «Chi onora il padre espia i peccati, chi onora sua madre è come chi accumula tesori, chi onora il padre avrà gioia dai propri figli... Chi teme il Signore, onora il padre... Con le parole e con le azioni onora tuo padre... La gloria di un uomo dipende dall’onore di suo padre».
Significativa è anche la ripetuta affermazione secondo la quale l’atto di amore nei confronti dei genitori non è semplicemente un gesto umano lodevole, bensì una vera e propria opera religiosa. Attraverso essa si ottiene, infatti, il perdono dei peccati, come già si è letto e come si ribadisce più avanti con un’immagine molto vivace: «L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati... Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te, come brina al calore si scioglieranno i tuoi peccati».
Una nota particolare merita la devozione con cui il giovane figlio deve accudire e rispettare il genitore, quando su di lui incombe la degenerazione fisica e mentale, potremmo dire noi oggi quando è colpito dal morbo di Alzheimer: «Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore». Sono parole da meditare soprattutto ai nostri giorni in cui spesso i genitori anziani sono relegati in un ricovero, e questo talora può essere una necessità, ma sono totalmente dimenticati, senza più un segno di affetto e senza che possano rivedere i loro nipotini.
27.07.2017
Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana