Il seme e la specie di ogni essere vivente

La Genesi racconta come Dio “orna” la superficie della Terra con il manto della vegetazione. Le due parole che la definiscono hanno un valore simbolico che Gesù riprenderà nelle parabole.

 

In questa nostra rubrica stiamo quasi imitando l’operatore cinematografi co che nella trama di un fi lm isola alcuni fotogrammi signifi cativi e ne fa un «fermo immagine ». Infatti, da alcune settimane, affrontando il tema della creazione, stiamo facendo scorrere le scene che l’autore sacro in apertura al libro della Genesi ha impostato in una sorta di filmato narrativo. Così, noi abbiamo fissato ed esaminato i due primi atti del Creatore, centrati soprattutto sulla luce e sull’acqua, gli elementi naturali fondamentali, mentre sullo sfondo spariva il nulla incarnato simbolicamente dalle tenebre, dal deserto, dall’abisso, dal mare tempestoso.

Sappiamo anche che la trama di questa pagina iniziale, il capitolo 1, è intessuta sulla settimana liturgica. Noi ora ci fermiamo sulla scena del terzo giorno della creazione, nel quale accade un evento decisivo. Dopo aver diviso la terra dalle acque, Dio “orna” la super ficie terrestre con quello splendido manto che è la vegetazione. A partire dal famoso naturalista svedese Carlo Linneo (1707-1778), che iniziò la classi cazione botanica, la scienza ha identi cato un numero sterminato di specie vegetali e continua a segnalare il rischio che alcune di esse si avviino all’estinzione.

Ma lasciamo la parola all’autore sacro che gli studiosi ritengono appartenga alla classe sacerdotale in esilio con Israele a Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme da parte del re Nabucodonosor nel 586 a.C. «Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie. E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona» (Genesi 1,11-12).

Ci sono due parole che risuonano con insistenza nel brano che abbiamo ritagliato da questo capitolo. C’è innanzitutto l’evocazione del «seme», in ebraico zera‘: esso è per eccellenza il segno della continuità della vita, è il lo ininterrotto della riproduzione che genera la permanenza della natura vivente, compresa l’umanità. Gesù assumerà questa realtà nelle sue parabole come immagine del regno di Dio o della Parola divina. Si pensi, per esempio, al chicco di grano che cresce da solo, segno della grazia che anima il regno di Dio (Marco 4,26-29), oppure al granello di senapa, piccolo nella sua esteriorità ma potente nella sua capacità di crescita nell’albero successivo (4,30-32). Necessaria è, però, la risposta anche dell’uomo, raffigurata nei terreni e nella loro diversa qualità (4,3-20), come pure nel suo impegno di coltivazione della terra.

L’altro termine che viene reiterato è «specie», in ebraico mîn: esso indica la molteplicità variegata della vegetazione, ma anche degli altri esseri viventi, i quali sono diversi tra loro ma al tempo stesso appartengono a “famiglie” comuni, la specie appunto. Per de finirle, in passato, si sottolineava la somiglianza nella loro forma, mentre la scienza attuale insiste sulla loro dimensione strutturale biologica. Purtroppo, la pluralità delle “famiglie” vegetali e animali è insidiata dall’uomo che, con i suoi interventi spesso devastanti, mette in pericolo alcune specie fino al rischio della loro estinzione.

Papa Francesco nella Laudato si’ ribadisce l’importanza di rispettare la Convenzione «sul commercio internazionale delle specie di fauna e ›ora selvatica minacciate di estinzione», e ricorda che «riguardo alla cura per la diversità biologica e la deserti ficazione i progressi sono stati poco signi cativi » (nn. 168-169). Ecco perché è importante che tutte le religioni proclamino questo amore per la natura, come suggeriva il famoso poeta indiano Tagore (1861-1941) che, contemplando lo svettare verso l’alto delle piante, concludeva: «Gli alberi sono l’estremo sforzo della terra per parlare al cielo».


13.02.2020



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

Altri articoli

La parrocchia e la sua corale

Nel cuore di Trastevere sorge la basilica dedicata a Santa Cecilia. Varchiamo il portale ed entriamo idealmente in questo splendido tempio, ricco di arte e di memorie storiche. Ci dirigiamo verso il presbiterio e, sotto il baldacchino marmoreo di Arnolfo da Cambio, si è subito attirati da una giovane...

I miliardi e i miliardi di poveri

Miliardi sono i poveri che spesso mancano del necessario per vivere… Del mondo essi sono la maggior parte, miliardi di persone». Per due volte nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit (n. 15) e nell’enciclica Laudato si’ (n. 49), papa Francesco evoca...

L’indulgenza dell’Anno santo

Benevola disposizione d’animo per cui si è portati a perdonare, compatire, scusare le colpe, gli errori, i difetti altrui». Così si legge nel Dizionario Enciclopedico Treccani alla voce “Indulgenza”, mentre “Indulgente” è «la persona che, per...

Dall’abisso della colpa alla luce del perdono

Talora la paura dei peccati che scopro in me stesso mi dispera, talvolta invece la speranza della tua misericordia mi sostiene. Ma perché la tua misericordia è più grande della mia miseria, io non cesserò di sperare». Ho soffiato via la polvere del linguaggio quattrocentesco di fra...

Istruire ed educare

Si chiamava Isidra ed era una giovane professoressa di Lettere. Ragazzino di prima media, l’ascoltavo durante le lezioni nella mia cittadina di nascita, Merate (Lecco), in una scuola che in passato aveva visto come alunno anche Alessandro Manzoni. È sorprendente, ma quella docente riuscì a seguire tutto il...

«I discepoli partirono e predicarono dappertutto»

Se non puoi essere un pino sul monte, sii un salice nella valle. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere; poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita»....

Nel ventre sotterraneo di Roma ecco le catacombe

Nel ventre di Roma si ramifica un vero e proprio mondo sotterraneo. Si tratta di gallerie lunghe fino a 12/13 km, distribuite talora su 5 piani con cubicoli e cappelle non di rado mirabilmente affrescate. Stiamo parlando delle “catacombe”, un termine che forse deriva dal greco katà kúmbas,...

Tre percorsi nella Bibbia

Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri siano già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto perché Dio deve avere la prima...

Delitto, castigo e perdono

La giustizia di questo mondo somiglia alle ragnatele che si trovano nelle tinaie. Dio guardi mosche e moscerini che vi bazzicano vicino: purgano subito il delitto non appena vi si impigliano. Invece i calabroni bucano, passano senza danno, e la suola dello scarpone tocca tutta al ragno». Ho tradotto dal dialetto milanese...

La croce che attira l’umanità

Era il 14 settembre 335, e l’imperatore Costantino – su impulso di sua madre Elena che aveva ritrovato alcune reliquie della croce di Cristo in quell’area – faceva consacrare due basiliche, l’una che accoglieva in sé il Golgota (uno sperone roccioso a forma di...