La donna che hai tradito

 

Quello che si apre davanti ai Padri sinodali riuniti in Vaticano con papa Francesco è un panorama vasto e variegato. La famiglia, infatti, raggruma al suo interno splendori e miserie, come ci ha svelato il nostro ormai lungo itinerario all’interno della Bibbia della famiglia. Questa volta vorremmo far riferimento a una delle tante componenti oscure, quella dell’infedeltà, del tradimento, dell’adulterio, sanzionato in modo lapidario dal sesto comandamento che letteralmente suona: «Non commetterai adulterio» (Esodo 20,14). L’Antico Testamento ha adottato questo atto di infedeltà come simbolo per rappresentare l’idolatria di Israele. Tra l’altro, è noto che il culto degli indigeni della Terra Santa, i Cananei, comprendeva riti della fecondità che si celebravano attraverso l’incontro sessuale con alcune sacerdotesse del dio della fertilità Baal, sacerdotesse che la Scrittura liquida come “prostitute”.

Nei nostri giorni secolarizzati la prostituzione è una grave piaga sociale, priva di ogni aspetto sacrale. Anzi, sotto il suo lugubre sudario si nascondono vergogne innominabili come la tratta delle schiave, lo sfruttamento più violento, la pedopornografia. Lo testimoniano i tanti che si dedicano a sollevare questo velo tenebroso, come certe associazioni umanitarie e religiose e alcune figure esemplari come don Oreste Benzi e ora suor Eugenia Bonetti. E non si dimentichi che i “clienti” di queste donne disperse sulle strade delle nostre città sono padri, figli, fratelli che mai sopporterebbero un simile destino per le loro mogli, madri o sorelle.

A un tema morale simile, aggiungendo la questione dei matrimoni infranti, si interessa un profeta noto a noi probabilmente con uno pseudonimo, Malachia, in ebraico “messaggero del Signore”. Di lui si conosce pochissimo: vive nel periodo successivo all’esilio di Babilonia, forse nel V sec. a.C. e annunzia la speranza in una nuova era messianica. Ora, infatti, Israele rientrato nella sua patria si rivela peccatore e segnato da vizi che disgustano il Signore. E tra queste colpe ce n’è una che tocca il nostro tema. Ecco alcune battute di un paragrafo più ampio e complesso (2,13-16).

«Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto... Nessuno tradisca la donna della sua giovinezza, perché io detesto il ripudio – dice il Signore, Dio d’Israele – e chi copre d’iniquità la propria veste. Custodite dunque il vostro spirito vitale e non siate infedeli». L’infedeltà è vista come una macchia che insozza la veste, simbolo, nella cultura semitica, della dignità di una persona. Il tradimento, che si consuma nell’adulterio ma anche nella prostituzione, colpisce la stessa vita, travolgendola, inquinandola e offuscandola sia a livello esistenziale e psicologico, sia a livello spirituale e morale.

A commento delle righe di Malachia, suggeriamo di prendere la Bibbia e leggere i capitoli 5 e 7 del libro dei Proverbi, pagine di straordinaria intensità e vivacità sul vizio della prostituzione.




16.10.2015



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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