La moda e il lusso

 Busto di donna, arte romana. Pompei, Casa di Fabio Rufo  Busto di donna, arte romana. Pompei, Casa di Fabio Rufo  «Ben superiore alle perle è il valore della donna forte, in lei confida il cuore del marito... Sorgono i suoi figli e ne esaltano le doti, suo marito ne tesse l’elogio...». Nel caloroso ritratto di una vera madre di famiglia che suggella il libro biblico dei Proverbi (31,10-31), l’accento è posto sulla sapienza operativa, diremmo amministrativo-gestionale, ma anche sull’intelligenza e la carità di questa donna. Un aspetto molto particolare ci è suggerito dall’avvio di quel ritratto entusiasta, quando si fa riferimento alle perle, una componente costante dell’abbigliamento ornamentale femminile che ha sempre assunto un valore simbolico in tutte le civiltà e, ai nostri giorni, rivela aspetti parossistici.

Pensiamo alla moda e ai suoi eccessi, o alla chirurgia estetica che non ha solo la giusta funzione di ricomporre l’armonia in un corpo devastato da una malattia o da un incidente, ma che diventa una sorta di imperio a modellarsi su alcune tipologie indotte dalla pubblicità. Non è solo una questione femminile, perché il consumo dei cosmetici è, ad esempio, una pratica sempre più a prevalenza maschile. Ma ritorniamo al tema dell’eccesso di esteriorità e di apparenza che spesso è costruito attorno alla donna e al suo corpo. Già nella Bibbia s’incontrano esperienze analoghe agli standard contemporanei. Vorrei innanzitutto citare un passo delizioso e venato di ironia di Isaia a proposito delle nobildonne di Gerusalemme, in cui balena anche il duro giudizio divino di fronte a tanto spreco, mentre ampi strati della popolazione vivono nella miseria e nella fame.

«Poiché le figlie di Sion si sono insuperbite, procedono a collo teso, ammiccando con gli occhi e camminano a piccoli passi, facendo tintinnare gli anelli ai piedi..., il Signore toglierà l’ornamento di fibbie, fermagli, lunette, orecchini, braccialetti, veli, bende, catenine ai piedi, cinture, boccette di profumi, amuleti, anelli, pendenti al naso, vesti preziose, mantelline, scialli, borsette, specchi, tuniche, turbanti, vestaglie. Invece di profumo ci sarà marciume, invece di cintura una corda, invece di riccioli calvizie, invece di abiti di lusso un sacco aderente, invece di bellezza ustioni» (Isaia 3,16-24).

Anche il profeta Amos denunciava le orge di palazzo delle aristocratiche di Samaria che «opprimevano i deboli, schiacciavano i poveri e dicevano ai mariti: Porta qua, beviamo!» (4,1). Infine è san Pietro nella sua Prima Lettera a ricordare alle donne che il loro «ornamento non dev’essere esteriore, cioè capelli e trecce, collane d’oro, sfoggio di abiti, ma piuttosto, nel profondo del cuore, un’anima incorruttibile, piena di mitezza e pace» (3,3-4). Una lezione che vale anche per i maschi palestrati e sportivi il cui unico riferimento è l’esteriorità. Si configurano, così, famiglie ove la superficialità impera, i veri valori latitano, l’unico impegno è coltivare il corpo e la vanità, ignorando di scavare nel “profondo del cuore”, dell’anima e della coscienza


23.10.2015



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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