SHAMA‘: ascoltare, obbedire

Questo verbo apre la professione di fede che ogni giorno è sulle labbra dell’israelita fedele. Non si riferisce solo al sentire, ma al mettere in pratica, in un’adesione operosa

Nel fi…lm Kapò (1960) di Gillo Pontecorvo la protagonista ebrea, per sopravvivere, accetta di diventare la sorvegliante dei suoi correligionari nel lager nazista. Ma quando vede la terribile …fine del suo amato non riesce più a trattenersi e, cercando di salvarlo, muore pronunciando la professione di fede che è quotidianamente sulle labbra di ogni israelita fedele. Essa è chiamata Shema‘ dalla prima parola, «Ascolta!», ed è basata su un testo biblico il cui avvio suona così: «Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Deuteronomio 6,4-5).

Quella donna, collaborazionista dei suoi carnefi…ci per necessità, pronunciando quelle parole si collocava di nuovo dalla parte del suo popolo e si sacrifi…cava, falciata dal mitra degli aguzzini, permettendo al prigioniero russo che amava e agli altri ebrei di fuggire dal campo. Anche per Gesù quei versetti costituivano «il più grande e il primo dei comandamenti», quando rispondeva al «dottore della legge che lo interrogava per metterlo alla prova» (Matteo 22,35-38). Ebbene, nel nostro vocabolario dei termini biblici più importanti proponiamo ora proprio quel verbo iniziale, shama‘ (l’apostrofo inverso …finale indica una lettera aspirata dell’alfabeto ebraico, ‘ain, che noi occidentali non siamo in grado di pronunciare).

Il verbo, che è presente nell’Antico Testamento ben 1.159 volte, signi…ca «ascoltare», punteggia soprattutto gli appelli all’osservanza dei precetti della legge divina ed è, perciò, sinonimo anche di «obbedire». Si tratta, infatti, non di un mero sentire esteriore ma di un’adesione intima e operosa; è l’esaltazione di un orecchio libero dal rumore e dalle chiacchiere che ostruiscono l’attenzione alla vera parola. È il non essere «ascoltatore smemorato, ma colui che mette in pratica», come scrive san Giacomo nella sua Lettera (1,25).

Al termine del rito dell’alleanza tra Dio e Israele al Sinai, Mosè «prese il libro del patto e lo lesse alla presenza del popolo che disse: Quanto ha detto il Signore lo metteremo in pratica e lo ascolteremo (shama‘)» (Esodo 24,7). È evidente che l’«ascoltare» implica l’obbedienza, tant’è vero che, quando Mosè riferisce i comandamenti del Signore, «tutto il popolo risponde insieme: Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!» (Esodo 19,8). La Bibbia propone una religione dell’ascolto che ha come meta la visione, cioè l’incontro con Dio, in un abbraccio d’amore (non per nulla l’imperativo che segue l’«Ascolta» sopra citato è: «Amerai il Signore»). Ecco perché è importante la missione del profeta, che è l’annunciatore della parola divina destinata all’ascolto- obbedienza. Si comprende in questa luce la beatitudine che pronuncia Gesù nel suo discorso in parabole: «Beati i vostri orecchi perché ascoltano!» (Matteo 13,16). Già il profeta Isaia aveva letteralmente scritto: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che fa ascoltare (shama‘) la pace, del messaggero della buona novella che fa ascoltare (shama‘) la salvezza» (52,7).

Abbiamo iniziato evocando un’ebrea; concludiamo con la voce di una poetessa ebrea tedesca, Nelly Sachs (1891- 1970), costretta dal nazismo a fuggire in Svezia per salvarsi. Essa cantava così i profeti, le cui parole non blandiscono ma inquietano le coscienze intorpidite e superfi…ciali come uno squillo di tromba: «Se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito di ortiche, sapresti ascoltare?».


04.02.2021



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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