Si parla spesso di crisi della famiglia e il pensiero corre spontaneamente alle difficoltà di coppia o alle incomprensioni generazionali. Qualcosa del genere è presente anche nel Lezionario di questa domenica dedicata alla famiglia di Nazaret. Nella prima lettura, infatti, l’approdo gioioso della nascita del profeta Samuele ha alle spalle le tensioni tra Anna, sua madre, e la rivale Peninna (1Samuele 1). Persino nel Vangelo odierno (Luca 2,41-52) si respira un’atmosfera tesa tra Giuseppe e Maria e il ragazzo Gesù, rimasto nel tempio di Gerusalemme e deciso ad affermare una sua autonomia.
Noi, però, vorremmo evocare un altro elemento di contrasto, molto più concreto e fin materiale che talora lacera una parentela, quello legato alla spartizione del patrimonio o di un’eredità tra i familiari. Lo stesso Gesù s’è trovato un giorno invischiato in una vicenda del genere quando si presentarono a lui due fratelli chiedendogli di essere mediatore nella divisione di un asse ereditario (si legga Luca 12,13-21). Ebbene, vorremmo a questo proposito evocare una curiosa parabola araba.
Per leggerla e comprenderla forse è necessario prendere in mano una matita e segnare alcune equazioni, usando anche solo i bordi di questo giornale. È un racconto esemplare che mette in scena un cammelliere: alla sua morte i tre figli aprono il suo testamento per la divisione tra loro dell’asse ereditario comprendente 11 cammelli. Al primo ne è riservata la metà, al secondo un quarto e al terzo un sesto. Si provi a questo punto a operare la divisione con un numero primo come lo è l’11: si apre inevitabilmente una diatriba senza fine perché 11 non è divisibile né per 2, né per 4, né per 3. I fratelli scatenano una rissa tra loro alla quale assiste un altro cammelliere di passaggio. Costui propone una soluzione attraverso il dono liberale di uno dei suoi cammelli.
L’asse ereditario diventa, così, di 12 cammelli: il primo figlio ne prende la metà, cioè 6, il secondo un quarto, cioè 3, e il terzo ne ottiene un sesto, cioè 2. Totale: 11. A questo punto il cammelliere di passaggio si riprende il suo cammello avanzato e se ne va. La lezione è semplice: per avere armonia nella famiglia – e non solo riguardo ai beni economici – è necessario procedere non solo col rigore della giustizia, ma anche con l’apertura della generosità. La pratica del dono non impoverisce, anzi, arricchisce chi ne è artefice.
In un mondo egoista e implacabile nella tutela dei diritti (cosa, certo, legittima ma insufficiente), è importante ritrovare la larghezza di cuore, un po’ sulla scia della legge paradossale coniata da Cristo del “perdere per trovare”. Anche nella famiglia dobbiamo essere pronti a mettere in pratica quel detto di Gesù – l’unico non presente nei Vangeli canonici ma citato da san Paolo in un suo discorso conservato negli Atti degli Apostoli – secondo il quale «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» (20,35). Una gioia che si riverbera anche nell’intera comunità familiare, generando armonia e pace.
25.12.2015
Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana