Un codice di vita familiare

  Lutero nei suoi Discorsi a tavola ha una frase forte che ha, però, una profonda verità: «La famiglia è la fonte delle benedizioni e delle maledizioni dei popoli». Sappiamo, soprattutto oggi, quanto sia deleteria la degenerazione familiare e quanto sia necessario ricomporne la forza propulsiva soprattutto morale. È ciò che è sollecitato da una pagina della Prima Lettera di Pietro (3,1-9) nel Lezionario del matrimonio.

Nel Nuovo Testamento si incontrano talora norme riguardanti determinati settori della comunità, donde il nome di «codici dei genitori, delle vedove, dei presbiteri, dei diaconi...». Nella Prima Lettera di Pietro, che ha il tono di un discorso-omelia con una forte impronta battesimale, ci incontriamo con un paragrafo colorito sulla vita matrimoniale. Naturalmente la Parola di Dio si rivela “incarnata” in un modello socioculturale a tendenza maschilista: basti pensare alla “sottomissione” della donna al marito, tema classico nello stesso diritto greco-romano. Tuttavia l’orizzonte cristiano introduce nuove sensibilità spirituali e valori.

Due sono i quadri, al cui centro sono collocati la moglie e il marito. Il quadro femminile è più ampio e pittoresco. Alla moglie cristiana sono indirizzati tre consigli. Il primo è la «sottomissione», ma con un interessante allargamento tematico, cioè l’apertura missionaria e la testimonianza cristiana. La donna introduce con la sua sensibilità, la sua ricchezza interiore, il suo amore tenero un’atmosfera diversa all’interno della famiglia. L’apostolo suppone il caso, non raro anche oggi, della moglie credente sposata a un uomo pagano o ateo.

La civiltà antica obbligava la moglie a seguire la religione del marito. Ben diversa è la prospettiva cristiana: la donna può diventare un soggetto agente che trasforma la vita della famiglia col suo esempio, la sua parola e la sua coerenza. Il secondo consiglio riguarda un argomento classico nell’ironia popolare ma anche nell’etica tradizionale: l’eleganza e la civetteria. San Pietro offre il suo consiglio contrapponendo all’esagerata mania del trucco, della moda, della provocazione esteriore l’impegno per coltivare le qualità interiori, vero tesoro della persona.

Anche san Paolo scriveva: «Le donne si vestano con abiti decenti; si adornino con pudore e riservatezza, non con trecce e ornamenti d’oro, di perle e vesti sontuose…, ma con opere buone» (1Timoteo 2,9-10). Il terzo consiglio, connesso all’esempio delle «sante donne» della Bibbia, è più globale: le donne cristiane si devono idealmente congiungere a quella tradizione del passato «operando il bene» anche nei momenti difficili. È qui che si apre il breve ma denso quadro dei doveri del marito cristiano, disegnato con la tradizionale e in parte discutibile figura matrimoniale antica.

Al di là della “debolezza” del corpo femminile, degno di attenzione è l’appello alla tenerezza, alla delicatezza, alla finezza con cui il marito deve circondare la sua compagna di vita. Compagna anche nella dignità cristiana perché entrambi, uomo e donna, «partecipano della grazia della vita».


24.04.2015



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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