Il Gesù “musulmano”

Nello spirito del dialogo, in particolare con l’islam, come ha spesso sollecitato papa Francesco, scelgo un quesito che talora mi è stato rivolto durante gli incontri interreligiosi: qual è il ritratto di Gesù che il Corano ci offre? A margine ricordiamo che la figura di sua madre Maria ha un rilievo eccezionale, al punto tale che le è intitolata un’intera «sura» (o capitolo), la XIX, e una parte della III. Ora, delle 114 sure del Corano ben 15 menzionano Isha (Gesù), «figlio di Maria», definendolo 11 volte masih, «messia», 3 volte «parola di Dio», spesso rasûl, «inviato» e profeta, e muslim, cioè credente «sottomesso» alla volontà di Dio.

Certo per i musulmani Muhammad/ Maometto è il prototipo di tutti i profeti, ma la vita del profeta Gesù è descritta nelle sue tappe principali: la storia del Battista, l’annunciazione a Maria, la nascita, i miracoli apocrifi della sua infanzia, la vita pubblica, la sua sapienza ispirata, gli apostoli e la sua morte piuttosto sorprendente. Infatti, sulla base di una dottrina gnostica, forse desunta da comunità cristiane eterodosse con cui Maometto ebbe contatti, Gesù sarebbe stato crocisso solo apparentemente. Sulla croce Dio lo sostituì in modo prodigioso con un altro ebreo, forse Giuda o Simone di Cirene (il Cireneo) o un altro uomo.

Ecco quanto si legge nella stessa sura IV: «Essi pretendono di aver ucciso il Messia, Gesù, figlio di Maria, mentre non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma ne hanno avuto solo l’illusione. Coloro che discutono e dubitano sul tema sono senza certezza e insegnano congetture. La verità è che non fu ucciso, ma Dio potente e sapiente lo elevò a sé» nell’ascensione al cielo (vv. 157- 158). Con questa rappresentazione di Gesù Cristo, è chiaro che il divario tra gli «uomini del Libro» – come vengono chiamati nel Corano i cristiani (e gli ebrei) – e i musulmanisia piuttosto netto, al di là della comune fede nell’unicità divina, nella trascendenza e nell’escatologia.

Esplicita, di conseguenza, è anche la negazione della Trinità cristiana. «O uomini del Libro, non superate il limite della vostra religione e su Dio dite solo il vero! Il Messia, Gesù, figlio di Maria, è soltanto l’inviato di Dio, la sua parola deposta in Maria, è uno Spirito che viene da lui. Credete in Dio e nei suoi inviati, ma non dite mai: Tre! Evitate tutto questo e sarà un bene per voi. Dio non è che un Dio solo. Lungi dalla sua gloria avere un figlio!». Con queste parole nella sura IV, nel versetto 171, il Corano formula il principio basilare della sua “cristologia” e la relativa condanna della Trinità. L’importanza del dialogo con l’islam – esplicitata sui temi della pace, della solidarietà e del rispetto reciproco nel documento di Abu Dhabi, firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar nel 2019 – era già stata formulata dal Concilio Vaticano II quando si era rivolto «con stima ai musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio, come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano però come profeta e onorano la sua madre, la Vergine Maria, e talora la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio quando Dio retribuirà tutti gli uomini risorti. Essi stimano anche la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno» (Nostra aetate n. 3).


12.12.2024



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

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