Le bufere spirituali che plasmano l’uomo

Tutti i lettori conoscono l’autore del romanzo Il dottor Živago, cioè Boris Pasternak. È a una sua defi nizione che ora ci riferiremo: «La vocazione è un’ansia inestinguibile». Qualcosa del genere aveva già detto il grande poeta e scrittore Goethe quando affermava che «per forgiare un carattere ci vuole la bufera». Sappiamo, però, che la prova non è solo distruttrice ma può addestrare alla lotta, alla resistenza, alla fermezza. Il dolore ha una sua misteriosa funzione educatrice che plasma la coscienza e la vita. È la legge evangelica del seme che deve morire per produrre la spiga, è la croce che conduce alla luce dell’alba di Pasqua.

Ebbene, la vocazione è spesso un’ansia, una traversata a denti stretti all’interno di una tempesta, una prova aspra e ardua. È ciò che brilla nella storia profetica di Geremia, la cui vicenda presenteremo in due tappe che saranno all’insegna del tormento. A prima vista l’inizio sembra sereno. Siamo attorno al 626 a.C., in un villaggio a 6 chilometri a nord-est di Gerusalemme, nell’orto di casa di un sacerdote di nome Chelkia. Sotto un albero di mandorlo dalla chioma candida di ori, sta un giovane, Geremia appunto.

La narrazione è nel capitolo 1 del libro di questo profeta, che tra l’altro è il testo più lungo di tutto l’Antico Testamento. All’improvviso risuona una voce, come sempre in ogni vocazione: è Dio che precede con il suo progetto la stessa esistenza di ogni sua creatura. Infatti a quel ragazzo dice: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni» (1,5). È la chiamata per una missione divina. Ci aspetteremmo – secondo il noto schema della vocazione – la risposta umana di adesione libera e forse orgogliosa.

Così aveva fatto Isaia, dichiarandosi pronto ad assumere con coraggio quell’impegno: «Eccomi, manda me!» (6,8). Geremia, invece, s’impaurisce e oppone un’obiezione, un po’ come era accaduto a Mosè, basandosi sulla sua incapacità di parlare in pubblico, sulla sua giovinezza e inesperienza, sulla sua timidezza: «Ahimè, Signore Dio, io non so parlare, perché sono giovane!». Ma Dio non cede e spazza via l’obiezione, lo consacra profeta «toccandogli la bocca» (il profeta è l’uomo della parola divina, il portavoce del Signore) e gli assicura la sua protezione attraverso un atto simbolico curioso, incomprensibile se non si conosce il gioco di parole ebraiche sotteso.

Infatti, tra i due si svolge questo dialogo: «Che cosa vedi, Geremia? – Vedo un ramo di mandorlo. Il Signore: Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola per realizzarla» (1,11-12). Abbiamo messo in corsivo le due parole che sono simili in ebraico: “mandorlo” si dice, infatti, shaqed, mentre “il vigilante/vegliante” è shoqed, due vocaboli diversi ma assonanti. In pratica il Signore lo invita a non dimenticare quel mandorlo perché sarà il segno della presenza divina anche nei momenti più oscuri e tempestosi.

E subito balenerà davanti agli occhi di quel giovane un futuro impietoso in cui egli dovrà «sradicare e demolire, distruggere e abbattere, ma anche edi ficare e piantare» (1,10). Infatti, come vedremo, l’ansia di quelle ore si trasformerà in terrore perché Geremia sarà il profeta degli ultimi giorni di Gerusalemme, diroccata dalle armate babilonesi, la sua voce sarà zittita, la sua persona umiliata, la sua vita minacciata.


01.03.2018



Testo a cura del cardinale arcivescovo e biblista Gianfranco Ravasi. Integralmente riprodotto per la discussione e la riflessione. Fonte: Famiglia Cristiana

Altri articoli

La parrocchia e la sua corale

Nel cuore di Trastevere sorge la basilica dedicata a Santa Cecilia. Varchiamo il portale ed entriamo idealmente in questo splendido tempio, ricco di arte e di memorie storiche. Ci dirigiamo verso il presbiterio e, sotto il baldacchino marmoreo di Arnolfo da Cambio, si è subito attirati da una giovane...

I miliardi e i miliardi di poveri

Miliardi sono i poveri che spesso mancano del necessario per vivere… Del mondo essi sono la maggior parte, miliardi di persone». Per due volte nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit (n. 15) e nell’enciclica Laudato si’ (n. 49), papa Francesco evoca...

L’indulgenza dell’Anno santo

Benevola disposizione d’animo per cui si è portati a perdonare, compatire, scusare le colpe, gli errori, i difetti altrui». Così si legge nel Dizionario Enciclopedico Treccani alla voce “Indulgenza”, mentre “Indulgente” è «la persona che, per...

Dall’abisso della colpa alla luce del perdono

Talora la paura dei peccati che scopro in me stesso mi dispera, talvolta invece la speranza della tua misericordia mi sostiene. Ma perché la tua misericordia è più grande della mia miseria, io non cesserò di sperare». Ho soffiato via la polvere del linguaggio quattrocentesco di fra...

Istruire ed educare

Si chiamava Isidra ed era una giovane professoressa di Lettere. Ragazzino di prima media, l’ascoltavo durante le lezioni nella mia cittadina di nascita, Merate (Lecco), in una scuola che in passato aveva visto come alunno anche Alessandro Manzoni. È sorprendente, ma quella docente riuscì a seguire tutto il...

«I discepoli partirono e predicarono dappertutto»

Se non puoi essere un pino sul monte, sii un salice nella valle. Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio. Se non puoi essere un’autostrada, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere; poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita»....

Nel ventre sotterraneo di Roma ecco le catacombe

Nel ventre di Roma si ramifica un vero e proprio mondo sotterraneo. Si tratta di gallerie lunghe fino a 12/13 km, distribuite talora su 5 piani con cubicoli e cappelle non di rado mirabilmente affrescate. Stiamo parlando delle “catacombe”, un termine che forse deriva dal greco katà kúmbas,...

Tre percorsi nella Bibbia

Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri siano già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto perché Dio deve avere la prima...

Delitto, castigo e perdono

La giustizia di questo mondo somiglia alle ragnatele che si trovano nelle tinaie. Dio guardi mosche e moscerini che vi bazzicano vicino: purgano subito il delitto non appena vi si impigliano. Invece i calabroni bucano, passano senza danno, e la suola dello scarpone tocca tutta al ragno». Ho tradotto dal dialetto milanese...

La croce che attira l’umanità

Era il 14 settembre 335, e l’imperatore Costantino – su impulso di sua madre Elena che aveva ritrovato alcune reliquie della croce di Cristo in quell’area – faceva consacrare due basiliche, l’una che accoglieva in sé il Golgota (uno sperone roccioso a forma di...